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EDUCAZIONE AFFETTIVO-SESSUALE PER ADOLESCENTI
| gigi avanti <giovannigigiavanti@gmail.com> | 17:04 (0 minuti fa) |
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ANNIVERSARI DI NOZZE E FRAMMENTI DI SAGGEZZA
FRAMMENTI DÌ SAGGEZZA SUL MATRIMONIO
“L’amore non muore mai di morte naturale”.
“Non il matrimonio a rendere felice chi si sposa, ma è chi si sposa a rendere felice il suo matrimonio”.
“La coppia autentica nasce da una scelta, non si conosce nulla di ciò che sarà, ma si parte e si inventano ogni giorno le risposte della propria fedeltà”.
“Grande è l’amore di due giovani quando, al momento di scambiarsi la promessa sono animati dalla volontà di assumersi la responsabilità della felicità dell’altro”.
“L’amore adulto e maturo è la capacità di stabilire una relazione affettiva duratura e stabile”. (Freud)
“L’importante nella coppia non è rendere felice l’altro, ma rendere felice se stesso ed offrire questa felicità all’altro”. (Salomè)
“Umiltà e umorismo, parole care alla spiritualità cristiana. Per imparare ad accogliere il nostro limite (umiltà) e l’originale novità dell’agire di Dio nella nostra vita (umorismo)”.
“Il matrimonio è come la morte, non si può provare”.
“Il matrimonio è come la morte, pochi vi arrivano preparati”.
“Vivere il matrimonio senza chiedere sostegno e aiuto allo Spirito Santo è un po’come giocare una partita di basket e tenere per tutto il tempo in panchina il giocatore più forte”.
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ANNIVERSARI DÌ NOZZE
1° Non ti scordar di me – 2° Mammola – 3° Giacinto – 4° Garofano – 5° Magnolia – 6° Geranio – 7° Mimosa – 8° Dalia – 9° Mughetto – 10° Rosa –
11° Giglio – 12° Cedrina – 13°Margherita – 14° Giaggiolo – 15° Gardenia –
16° Narciso – 17° Gelsomino – 18° Orchidea – 19° Gladiolo –
20° Rododendro – 21°Petunia – 22° Lavanda – 23° Tulipano – 24° Ninfea –
25° Argento – 26° Giada – 27° Turchese – 28° Corallo – 29° Smeraldo –
30° Bronzo – 31° Berillo – 32° Topazio – 33° Granata – 34° Perla – 35° Zaffiro –
36° Tormalina – 37° Malachite – 38° Ambra – 39° Quarzo – 40° Rubino –
41° Cristallo – 42° Ametista – 43° Agata – 44° Lapislazzulo – 45 Avorio –
46° Onice – 49° Granito – 50° Oro – 55° Platino – 60° Diamante.
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CHE TRIO FANTASTICO, LA TRINITA’
MEDITAZIONE per la Domenica 4 giugno 2023 (Gv. 3, 16-18)
Non è sempre facile trovare situazioni concrete della vita dalle quali partire per meditare su brani di vangelo allo scopo di trarne giovamento per lo stato di salute dell’anima.
Ma è proprio questa difficoltà, paradossalmente parlando, a indicare la pista da intraprendere per riuscire a scoprire che cosa veramente può giovare alla salute dell’anima.
E questa pista ci conduce direttamente alla sorgente di tutto, alla Trinità. Ed è proprio in seno a questa situazione esistenziale ontologica Trinitaria che si trova quel nutrimento in grado di fornire l’anima di tutte quelle sollecitazioni e di quegli aiuti che la mettano al riparo dalle ansietà croniche che talvolta la prendono alla gola.
La Trinità Eterna, da sempre in cerca di compagnia di vita, ha fatto irruzione sul palcoscenico del Tempo, proprio per consentire all’anima di condividere frammenti d’eterno nel tempo.
Palcoscenico sul quale si sono avvicendati, si avvicendano e si avvicenderanno a turni il Dio Creatore, il Dio Salvatore, il Dio Santificatore.
Curioso notare e commovente come anche Dio si sia, per così dire, adattato a rispettare i ritmi del tempo da lui creato per rivelarsi nella sua totalità.
Inizialmente si è rivelato come Dio Creatore (con Adamo ed Eva), poi come Dio Legislatore (con Mosè), ed infine come Dio Padre (con Gesù). Il tutto, però, in perfetta armonia e condivisione del progetto d’insieme.
Le medesime scienze psico-sociologiche hanno scoperto che per un buon funzionamento di un gruppo servono essenzialmente “fiducia reciproca” dei membri fra loro e “condivisione chiara degli obiettivi”. Cosa evidente nell’operare della Santissima Trinità, come emerge dal brano di Vangelo di questa domenica.
A leggere con attenzione questo brano di Giovanni, infatti, si nota un Gesù teso a rassicurare i suoi , a tonificare i muscoli dell’anima, a sostenere e rinvigorire gli animi in vista dello stress emotivo e spirituale dello sconforto e della confusione mentale che avrebbero dovuto subire di lì a poco.
Si percepisce un Gesù quasi in difficoltà a farsi capire da gente non interamente in possesso del decoder “eternità”, codice invece posseduto ed esperimentato da Gesù.
Ecco allora che Gesù mette le mani avanti chiamando in scena lo Spirito Santo che “spiegherà tutto, anche le cose future”.
Sembrerebbe di sentirlo dire: “Lo Spirito Santo è più bravo di me” e invece no, perché subito dopo frena e torna a bomba riconoscendo che sarà proprio Lui a “glorificarmi”, con il sorridente beneplacito del Padre.
Proprio una bella famiglia la Famiglia Trinitaria dove circolano soltanto amore e condivisione, trasparenza e tenerezza, riconoscenza reciproca e sorriso.
Non c’era altro modo di far capire a noi uomini e donne d’oggi che divisione dei ruoli non significa competitività tra le persone o altro, che vivere familiarmente fa a pugni con la filosofia del “ognuno pensi ai fatti suoi”, che amare comporta il per sempre d’un progetto scelto e condiviso. Questo dovrebbe accadere in ogni famiglia.
Non c’era altro modo di far capire quel poco che si può arguire dal mistero, rimanendo saldi nella fede perché comunque il futuro è al sicuro.
Non c’era altro modo di far capire, allora ai suoi ed ora all’uomo e alla donna d’oggi, cosa fosse Trinità (mistero integrale) a chi a malapena aveva avuto ed abbia ora esperienza di frammenti di mistero “rispecchiato confusamente”, direbbe San Paolo, dallo specchio del Tempo.
E’ impossibile un’esperienza d’Eternità fintanto che si è immersi nel Tempo, ma è possibile pregustare qualcosa vivendo il presente, che, come scrive Lewis nel celebre LE LETTERE DÌ BERLICCHE: “Il presente è l’unico punto di contatto tra l’Eternità e il Tempo” .
Vivere il mistero della Trinità diventa allora semplicemente vivere le relazioni, tutte le relazioni, nel “qui ed ora”, in armonia e semplicità.
Vivere nel presente tutte le relazioni nell’amore ricordando che “In principio era la Relazione”.
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SE DALLA VITA NON SI ESCE VIVI…
SALVIAMO L’UMORISMO
(tanto dalla vita non si esce vivi!)
Per iniziare questa riflessione sull’umorismo premetto due considerazioni trovate per caso leggendo qua e là.
Una, con lieve sfumatura paradossale, dice:”Non fidatevi delle persone che non sorridono mai perché non sono persone serie”.
E l’altra, più seria: “Umiltà e umorismo, parole care alla spiritualità cristiana. Per imparare ad accogliere il nostro limite (umiltà) ed anche per imparare ad accogliere l’originalità dell’agire di Dio nella nostra vita (umorismo)”.
Senza dimenticare che anche lo Spirito Santo può essere, paradossalmente parlando, “spiritoso”.
Vero è che la barca del mondo naviga in acque agitate come non mai. Ha bisogno di sostegno per evitare il naufragio e ad offrire tale sostegno perché non pensare alla risorsa del’umorismo?
Avere il senso dell’umorismo significa possedere la chiave dell’allegria. E della santità.
E’ la pedagogia della gioia, in termini moderni della serenità, ad essere liberatoria dalle nevrosi e stimolatrice di creatività, in quanto infonde speranza, voglia di lavorare, di studiare, di vivere e di convivere.
L’allegria non serve infatti soltanto alla distensione psichica del soggetto, ma è anche uno stimolo creativo ai suoi valori interiori e a un positivo comportamento sociale.
Il senso dell’umorismo, infatti, è la capacità di vedere il lato buffo delle cose anche in situazioni tristi e spiacevoli.
Un imbianchino cade dal secondo piano restando incolume. Una signora caritatevole gli offre un bicchiere d’acqua, poi domanda: “Mi scusi, da che piano bisogna cadere per avere un bicchiere di cognac?”.
Un giorno il professor Cagnotto entra in classe e vede scritto sulla lavagna: “Cagnotto asino!”. Senza scomparsi, domanda: “Chi è che ha scritto il suo nome accanto al mio?”.
L’umorismo è segno di maturità. La prima volta che si ride di una battuta a proprie spese, si può dire di essere diventati adulti, notano tutti gli psicologi a qualsiasi scuola appartengano.
L’umorismo rende simpatici. Non fa forse sprizzare gioia attorno a sé chi, ad esempio, aggiorna in modo scherzoso i vecchi proverbi?
Qualche esempio:
“Chi dorme non piglia la curva”. “Il mondo è fatto a scale. Chi è furbo prende l’ascensore”. “Si dice il peccato, ma non il deputato”. “Chi tardi arriva, mal parcheggia”. “L’occasione fa l’uomo ministro”. “Chi fa da sé fa per tre e crea quattro disoccupati”. “Tra moglie e marito, preferisco la moglie”. “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il cominciare”. “Siamo tutti sulla stessa barca e soffriamo tutti il mal di mare”.
L’umorismo è una forza. Lo scriveva Sigmund Freud: “L’umorismo è il più potente mezzo di difesa. Permette un risparmio di energia fisica. Con una battuta di spirito blocchiamo l’irrompere di emozioni spiacevoli”.
Non può essere che così. L’umorismo, infatti, sdrammatizza tutto. Sdrammatizza le cose più banali.
“Mi sono spaccato il pipistrello della mano sinistra” scherzava Totò. Sdrammatizza la morale: “Dopo il peccato di Adamo non si riesce più a commettere un peccato originale”.
Sdrammatizza il matrimonio. Un tale va a confessarsi: “Padre, sono sposato”. “Ma questo non è un peccato”, risponde il confessore. “Me ne pento lo stesso”.
Sdrammatizza gli imprevisti. Quando il futuro Papa San Giovanni XXIII fece l’ingresso come Patriarca a Venezia, un colombo gli lasciò cadere dall’alto un poco pulito ricordo. Gelo tra gli astanti. Il porporato sdrammatizzò: “Per fortuna non volano le mucche!”
Sdrammatizza anche la religione. Un turista osserva il parco macchine del Vaticano e, scuotendo la testa, dice alla guida: “E pensare che tutto è cominciato da un asino”!
Sdrammatizza persino la morte: “Peccato che per andare in Paradiso non si possa prendere un taxi, ma si debba prendere un carro funebre”.
Insomma, salvare l’umorismo non è un optional, ma un dovere sociale. Un giorno Charles Schulz, il celebro disegnatore statunitense, autore di Linus e del cane Snoopy, ha confidato: “Se mi fosse possibile fare un regalo alla prossima generazione, darei ad ognuno la capacità di ridere di se stesso”.
Per riconoscere se anche nella famiglia va bene, basta chiedersi, ogni tanto: “Ci divertiamo ancora insieme?”
Rielaborazione di Gigi Avanti da “ IL BOLLETTINO SALESIANO.”
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ATTENTI… SONO L’ORCO
(Un’allegra poesia per rendere i pedofili meno pericolosi
Buon giorno a tutti io mi presento Questo racconto serve per dire
sono un cattivo a cui stare attento. che non bisogna da soli soffrire.
Nome e cognome non sono importanti Se c’è la mamma o il papà
Anche perché ne uso tanti. bisogna dirgli la verità.
Mi faccio chiamare in modi diversi Certo non dico di stare attenti
A volte Paolo altre volte Percy. a tutti i signori nel mondo presenti,
Alcune volte invento un cognome solo vi chiedo di ricordare
creo un lavoro che faccio altrove che strane zanne non serve cercare.
questo mi serve ad avvicinare Mentre giocate sereni e contenti
tutti i bambini che amo osservare, non date retta ad adulti presenti
anche perché come ho citato che della cerchia abituale
sono cattivo ed anche malato. non fanno parte in modo usuale.
Io mi diverto a fare del male Ma come ho detto e lo ripeto
ai piccolini fuori le scuole, per stare attenti in modo concreto
pure ai giardini li amo cercare bisogna correre a dire alla mamma
e con le scuse li provo a ingannare. quando un signore vi parla e v’inganna
Poi li convinco a seguirmi da soli e soprattutto dovete strillare
Lontano dagli occhi dei genitori. quando qualcuno vi osa toccare.
Tutti i bambini son buoni e innocenti Questo lo dico proprio perchè
come dei gigli bianchi splendenti sono cattivo e speranza non c’è,
e non ho proprio difficoltà ma se potessi riuscire a cambiare
ad adescarli senza pietà. e diventare un uomo normale
La malattia è grave si sa proprio sarebbe per merito vostro
E nessun segno da fuori si dà; che denunciando ogni mio gesto
calmo e tranquillo posso agire mi rendereste incapace di agire
e indisturbato un bimbo rapire. e di fare del male magari finire.
Quando la mano contento mi dà Anche perché un difetto ce l’ho
lo porto lontano senza pietà. dei genitori paura io ho.
Alcune volte mi rendo conto Quindi bambini a fine racconto
di esser malvagio senza confronto adesso vi faccio il resoconto:
forse io stesso da piccolino fate attenzione ad ogni signore
fui facile vittima di un adulto meschino che di nascosto da un genitore
che mi ha portato a diventare vi parla e vi tocca senza ragione
ciò che invece dovevo evitare. carpendo da voi un gesto birbone
Bastava dicessi a mamma e papà ditelo sempre ed all’istante
per filo e per segno la verità. scappate da me con voce urlante
Mi chiaman Orco o Mostro infernale che se la mamma mi vede con voi
ma io non sono che un uomo normale. sarò proprio io ad avere dei guai.
Non ho le zanne come un cinghiale Mettendomi in fuga a gambe levate
e il mio aspetto è spesso usuale. Avrete la vita e la gioia salvate.
Solo una cosa mi rende sicuro, ————————————————–
sono un anonimo comune figuro. Dal libro: MAMMA, PAPA’, COME FANNO
Tanti bambini non hanno paura, A SEDERSI LE LUMACHE?
poi li ricatto e con premura (Chiara Avanti – Valeria Magnante)
avviso loro di non dire alla mamma
quello che faccio e il loro dramma.
Ecco è così ch’io mi comporto
vado e vengo in modo accorto
e quando trovo un bambino da solo
inizio a giocare vorace da squalo.
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VIVA LA CONSULENZA FAMILIARE
(La cusotodia della memoria)
RELAZIONE DÌ ALTA QUALITA
(Dalla terapia centrata sul cliente a quella centrata sulla relazione)
Carl Rogers (1902-1987) è il celebra ideatore della “terapia centrata sul
cliente”.
Giovanna Bartholini è invece nota ai Consulenti Familiari per la sua
geniale intuizione e ideazione della “terapia centrata sulla relazione”
Scriveva Mc Luhan (1911-1980): “Il mezzo è il messaggio” inducendo a
voler far capire che laddove il mezzo scelto per trasmettere il
messaggio è la persona stessa, tutto dipende dal come questa persona
si relaziona.
Da qui l’attenzione prioritaria dell’ascoltatore (consulente familiare,
psicologo, terapeuta, psichiatra, guaritore, direttore spirituale,
educatore) a stabilire una relazione di alta qualità le cui caratteristiche
sono essenzialmente il rispetto e l’empatia.
Tutto il discorso è quindi focalizzato sulla relazione considerata nella
sua potenzialità intrinseca, al di là addirittura delle tecniche della
comunicazione.
A proposito di comunicazione è opportuno ricordare che a farla da
padrone nell’incipit di ogni relazione è il linguaggio del corpo che
occupa il 60% dello spazio comunicazionale (il rimanente10% spetta al
contenuto di pensiero e il 30% è appannaggio del tono di voce con il
quale si comunica il contenuto di pensiero)
Stabilire una relazione di qualità con la persona che chiede aiuto
diventa pertanto la priorità assoluta per i professionisti dell’ascolto.
Una relazione fondamentalmente umile, come ha avuto modo di scrivere
il celebre Osho:
“Un guaritore (consulente familiare) non è veramente un guaritore,
perché non c’è niente che lui faccia. La guarigione accade attraverso di
lui, lui deve solo annullarsi. Essere un guaritore significa proprio non
essere. Meno ci sei tu, meglio la guarigione può accadere. Più ci sei tu,
più il passaggio è bloccato. E’ Dio, o il tutto, o comunque tu preferisci
chiamarlo, il guaritore.
E’ la totalità a guarire. Una persona malata è semplicemente qualcuno
che ha creato dei blocchi tra sé e il tutto; c’è una sconnessione.
La funzione del guaritore è quella di riconnettere. Ma quando dico che
la funzione del guaritore è di riconnettere, non intendo che il guaritore
debba fare qualche cosa. Il guaritore è solo una funzione, chi fa è Dio, è
il tutto. Allora guarire diventa quasi un’esperienza di preghiera, un’
esperienza di Dio, dell’amore, del tutto.”
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CHE DIO CI CONTINUI A BENEDIRE
“Quando Dio decise di creare il mondo, le singole lettere dell’alfabeto si presentarono dinanzi al suo trono perché egli creasse il mondo per mezzo di loro. Si presentò la lettera T: “Ma perché – le disse l’Eterno – dovrei creare il mondo per mezzo di te?” “Perché io sono l’iniziale di Tenerezza” fu la risposta. “Sì – riprese l’Eterno – ma T è pure l’iniziale di Tradimento”.
Si presentò allora la lettera S e fece la medesima richiesta essendo esse l’iniziale di Santità. Ma Dio la rifiutò perché era anche l’iniziale di Solitudine.
Fu poi la volta delle altre lettere tutte ugualmente scartate perché oltre che di termini positivi erano anche iniziali di parole negative.
Alla fine si presentò a lettera B. Essa disse: “B è l’iniziale di Benedizione”.
L’Eterno si trovò d’accordo e creò il mondo con la lettera B. Come è scritto: “Bereshit (che in ebraico è “in principio”) Dio creò il cielo e la terra”.
Benedire è dire e fare il bene e questa parola non può essere stravolta. E’ creatrice e salvifica”.
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