Archivi del mese: febbraio 2022

“Non si sa come e quando funziona la preghiera, ma si sa per certo che funziona”

UNA ORAZIONE ONNICOMPRENSIVA

Ti ringrazio e ti  prego, o Signore, per tutte quelle persone che mi hai donato di incontrare nella vita, per quelle che hanno visto il mio volto, ascoltato la mia voce, letto un mio scritto e per quelle di cui ho visto il volto, ascoltato la voce, letto uno scritto. Avvenga di loro secondo il beneplacito della tua santa, misericordiosa e misteriosa volontà per la maggior gloria tua.

Ti prego, inoltre, di voler accettare come preghiera, bontà tua, il ricordo di persone che passa per la mia mente.

UNA ORAZIONE SINTETICA

Gesù, pensaci tu perché io confido in te

e liberaci dai nostri malanni e dalle

nostre angosce.

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“L’amore non muore mai di morte naturale”

FRAMMENTI DI SAGGEZZA PIU’ O MENO POPOLARE

“L’amore non muore mai di   morte naturale”.

            “L’amore è come la morte, non si può provare”.

“La coppia autentica nasce da una scelta,

non si conosce nulla di ciò che sarà,

ma si parte e si inventano ogni giorno

le risposte della propria fedeltà”.

             “Grande è l’amore di due giovani quando,

              al momento di scambiarsi la promessa,

              sono animati dalla volontà di assumersi

              la responsabilità della felicità dell’altro”.

“L’amore adulto e maturo è la capacità

di stabilire una relazione affettiva

duratura e stabile”.

 ANNIVERSARI DI NOZZE

1°   Non ti scordar dime

2°   Mammola

3°   Giacinto

4°  Garofano

5°  Magnolia                                          

6°   Geranio

7°   Mimosa

8°   Dalia

9°   Mughetto

10°   Rosa                           

11°   Giglio

12°   Cedrina

13°   Margherita

14°   Giaggiolo

15°   Gardenia

16°   Narciso

17°   Gelsomino

18°   Orchidea

19°   Gladiolo

20°   Rododendro

21°   Petunia

22°   Lavanda

23°   Tulipano

24°   Ninfea

25°   Argento

26°   Giada

27°   Turchese

28°   Corallo

29°   Smeraldo

30°   Bronzo

31°   Berillo

32°   Topazio

33°   Granata

34°   Perla

35°   Zaffiro

36°   Tormalina

37°   Malachite

38°   Ambra

39°   Quarzo

40°   Rubino

41°   Cristallo

42°   Ametista

43°   Agata

44°   Lapislazzulo

45°   Avorio

46°   Onice

49°   Granito

50°   Oro

55°   Platino

60°   Diamante 

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VERAMENTE ECCEZIONALE

                                         COME OFFRIRE AIUTO A CHI CHIEDE AIUTO

                                                         (Una dritta  per il Consulente Familiare)

   Viveva un tempo un vecchissimo cammelliere che aveva 4 figli. Quando fu sul letto di morte fece chiamare i figli e disse loro: “Vi insegno un’ultima cosa, forse la più importante. Ascoltate le mie ultime volontà ed applicatele senza modifiche. Imparerete il più grande insegnamento sull’educazione.

   Quando morirò voglio che dividiate così i cammelli che vi lascio in eredità: 1/2 al più grande di voi; 1/4 al secondo; 1/8 al terzo; 1/10 all’ultimo.

   Fate come vi dico io e ne trarrete un vero insegnamento per la vostra vita. Il vecchio morì e i figli restarono alquanto interdetti: i cammelli erano 39.

   Dopo aver cercato di fare la divisione in tutti i modi, cominciavano a dubitare della salute mentale del padre e a litigare su come poter fare,

   Passò per la piazza del paese un vecchio saggio, si fermò ad abbeverare il proprio cammello alla fontana della piazza.

   Era vecchio, con una lunga barba bianca e un grande turbante azzurro. I ragazzi lo interpellarono chiedendo disperatamente il suo aiuto. Il saggio li ascoltò in silenzio.

   Poi si grattò la barba, si guardò attorno e iniziò a dividere i cammelli. Li divise esattamente come il padre aveva chiesto, poi riprese il suo cammello e ripartì. Come aveva operato il saggio? Ancora una volta la soluzione ci chiede di uscire dai soliti schemi.

Il saggio aveva posto tra di loro anche il proprio cammello. Ora che i cammelli erano 40 (39 + il suo) aveva diviso così:

1/2 di 40 = 20

1/4 di 40 = 10

1/8 di 40 = 5

1/10 di 40 = 4

 Quindi 20 + 10 + 5 + 4 = 39

IL SUO CAMMELLO NON SERVIVA PIU’. Lo riprese e ripartì per la sua strada.

   Questa semplice e nota storiella ci aiuta a cogliere l’insegnamento sull’atteggiamento  da assumere nella comunicazione educativa.

   Dobbiamo mettere in comune il nostro cammello, ma sapendo che esso serve solo per mettere ordine nell’universo psichico del bambino e, svolto il suo compito, non serve più.

   A quel punto possiamo e dobbiamo riprendercelo. E’ nostro, a noi è indispensabile, al bambino non più.

   Insistere affinchè si tenga il nostro cammello sarebbe altrettanto sbagliato che rifiutarglielo quando ne ha bisogno.

   Pensate a quanti maestri o a quanti genitori, in particolare madri, definiscono se stessi  in base al cammello donato ai figli/scolari.

   Questo farà sì che, inconsciamente, lotteranno perché il bambino non cresca, perché tenga ancora il loro cammello, perché essi si sono definiti come madri o come maestri, non come persone.

   Quando il bambino cresce vanno in crisi e perdono il loro ruolo che è andato a coincidere con la loro identità.

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Raffaello Rossi, PICCOLI GENITORI GRANDI FIGLI – Percorso di formazione per genitori e educatori. EDB

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   Potevo mancare di “mettere lingua” dopo aver letto questo testo inviatomi da un Consulente Familiare amico (Don Marcello Coretti)? Proprio no!

   E “metto lingua” sussurrando che questa storiella è applicabilissima al nostro servizio professionale di Consulenza Familiare dove spesso incontriamo “persone” (clienti, pazienti) posizionate nel loro “bambino” spaesato, impaurito, ribelle, affranto… alla ricerca del nostro “aiuto adulto”.

   Nel mio personale blog campeggia questo motto: “Essere per gli altri una strada che si percorre e si dimentica”.

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(Gigi Avanti)

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PUBBLICITA’ seria

Un libro veramente bello e nutriente. Per l’acquisto rivolgersi all’autrice DANILA POMPILIO in privato sul suo profilo FB.

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QUANTO MI PIACE!

                                                                    LA BORSA VALORI 

                                        (ispirata alla celebre storiella dei “caldi e morbidi”)

C’era una volta, al di là dei monti, un villaggio dove gli abitanti vivevano in armonia reciproca nonostante le difficoltà, gli imprevisti della vita, le diversità di carattere e di sensibilità.

Questa armonia di vita era stata tramandata da secoli da una generazione all’altra attraverso un meccanismo semplicissimo, quello della borsa valori.

Da questa borsa valori ogni abitante del villaggio, povero o ricco, giovane o anziano, uomo o donna, bambino o adulto che fosse, poteva prelevare in ogni momento e assolutamente a titolo gratuito quelle risorse di cui aveva bisogno per condurre avanti in armonia la vita del villaggio.

Perfino il prete del villaggio lo faceva, mettendosi in bella mostra per dare buon esempio. La borsa valori non stava mai in un posto fisso del villaggio, ma si spostava misteriosamente di notte quasi a voler sfidare gli abitanti ad un divertente gioco a nascondino.

Ma, si sa, non sempre i giochi finiscono bene. Un giorno, un abitante del villaggio iniziò a seminare dubbi e perplessità sulla inesauribilità delle risorse contenute nella borsa valori.

Iniziò col dire che non sembrava giusto rifornirsi gratis, che non era conveniente esagerare con i prelievi e che a lungo andare la borsa valori sarebbe rimasta vuota.

Bastò questa insinuazione a far mutare i rapporti tra gli abitanti del villaggio. Non trascorse molto tempo che in luogo dell’armonia precedente cominciarono a prendere piede tra gli abitanti del villaggio comportamenti di gelosia, di sospetto, di arroganza, di menzogna fino al punto che il contagio del dubbio iniziale toccò tutti quanti.

Tutti, tranne i bambini, che increduli e sgomenti continuarono a giocare a nascondino con la borsa valori indovinando subito dove cercava di nascondersi.

Chissà come sarà ora la vita in questo villaggio? La risposta sta nel bambino che è dentro ognuno di noi.

Gigi Avanti dal libro di Chiara Avanti – Valeria Magnante:  MAMMA, PAPA’, COME FANNO A SEDERSI LE LUMACHE (Edizioni Progetto Cultura 2013)

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QUANDO CONVIENE CAMBIARE IDEA…

           ANCHE IL SIGNORE DIO PUO’ RIPENSARCI… E CAMBIARE IDEA!

   Si racconta che un giorno, il Signore, nel suo paradiso, venne a visitare la grande sala dove erano riuniti tutti i beati. Era uno spettacolo meraviglioso, persino per il Signore che ne aveva visti tanti di altri.

   C’era gente di tutte le razze, vestita di abiti multicolori. La conversazione si svolgeva rumorosamente e scoppiavano risate da tutte le parti. Nessuno sembrava annoiarsi.

   Alcuni diedero il benvenuto al Signore, come se si trattasse di un nuovo arrivato, dando così la prova di non riconoscerlo nemmeno.

   Il Signore cominciò ad inquietarsi, ad  indispettirsi e pensò tra sé e sé che le condizioni di ammissione al paradiso non erano abbastanza rigorose, andavano cambiate.

   Con la sua possente voce che può incutere paura al tuono, fece tacere l’immensa folla ed annunciò che un suo Angelo avrebbe fatto un controllo con la lettura dei comandamenti.

   L’Angelo prese le tavole della legge e lesse ad alta voce il primo comandamento. Il Signore chiese a coloro che avessero disobbedito a questo comandamento di alzare la mano. Furono parecchi a farlo perché era impossibile mentire davanti al Signore.

   Il primo gruppo venne così spedito a casa del diavolo che aveva il suo salone di ricevimento non molto lontano da lì.

   Alla lettura del secondo comandamento, il Signore vide partire un altro contingente che aveva un’aria piuttosto pietosa.

   Alla lettura del terzo comandamento i beati (magari soltanto di nome…) sapevano già cosa fare. Non si presero neppure più la pena di alzare la mano e si diressero dritti dritti a casa del diavolo.

   E così alla lettura del quarto e quinto comandamento.

Alla lettura del sesto comandamento si vide un innumerevole contingente abbandonare il Cielo per recarsi nella sala di ricevimento del diavolo.

   Fu a questo punto che il Signore alzò gli occhi e vide che nell’immensa sala non c’era più nessuno, tranne un signore distinto e ben messo che ostentava un beato sorriso di trionfo.

   Il Signore allora esclamò: ”Come è vuoto e noioso questo posto, senza tutte quelle voci e quelle risate!”.

Si rigirò verso il suo Angelo e gli comandò di richiamare tutti i beati che erano stati trovati in fallo; cosa che l’Angelo fece immediatamente per mezzo di una tromba speciale.

   Nella grande sala piena nuovamente di tanta  gente rumorosa e allegra, uno solo non era affatto felice. Era quel signore ben messo e distinto che non aveva più sulle labbra quel sorriso trionfante.

   In realtà era seccato e scocciato di constatare che quelli che avevano commesso delle colpe avevano diritto agli stessi riguardi e al medesimo trattamento di lui che aveva sempre osservato la legge alla lettera.

   Egli allori si isolò, tutto imbronciato, in un angolo del salone di ricevimento. Qualche tempo dopo, i beati notarono quell’uomo troppo ben messo e che aveva un’aria profondamente infelice.

   Decisero allora di proporgli di unirsi anche lui ai festeggiamenti… “Dopo tutto – dicevano tra loro – quest’uomo non dovrebbe essere punito per il semplice fatto di non aver commesso dei peccati. Mica è un crimine non commettere dei peccati!”.

   Dopo essersi fatto un po’ pregare (il cielo, del resto, è proprio il posto giusto per questo) l’uomo distinto si arrese di buona grazia (anche per questo il Cielo è luogo propizio) e raggiunse gli altri.

   E là si smarrì insieme a tutti gli altri beati, magari non troppo ben messi, ma sicuramente molto felici.

                                                                         (Julien Mercure, Università di Ottawa)

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AVVERSITA’ e RESILIENZA

                                                     CAROTE, UOVA E CAFFE’ 

                                 (Ovvero tre maniere per affrontare le avversità della vita)

   Una giovane ragazza andò dalla madre per lamentarsi di come la vita fosse così dura per lei. Non sapeva più come cavarsela e aveva  tanta voglia di piantare tutto; era stanca di combattere contro le avversità della vita.

   Sembrava che, non appena un problema era risolto, un altro ne sorgesse a complicare le cose. La madre la portò in cucina. Riempì tre pentolini di acqua e li depose sul gas a fuoco alto. Presto l’acqua cominciò a bollire.

   Nel primo pentolino mise una carota, nel secondo  un uovo e nel terzo una manciata di caffè macinato. Li lasciò bollire per un certo tempo senza dire niente. Dopo circa venti minuti spense  il fuoco. Tirò fuori la carota e la mise su un piattino. Così fece anche con l’uovo e infine versò il caffè, filtrandolo, in una tazza.    Rivolgendosi poi alla figlia, le chiese: “Dimmi cosa vedi”. “Una carota, un uovo e del caffè”, rispose la figlia.

   La madre le chiese allora di avvicinarsi e di toccare la carota. La figlia lo fece e notò che era soffice. Poi la madre le disse di prendere l’uovo e di romperlo. Dopo avergli tolto il guscio, notò l’uovo indurito dalla bollitura. Infine disse alla figlia di sorseggiare il caffè. La ragazza cominciò a sorridere al semplice contatto con il profumato aroma del liquido che beveva.

   Poi chiese alla madre: “Che cosa significa tutto questo?” La madre le spiegò che ognuna delle tre cose aveva dovuto far fronte alla medesima avversità: l’acqua bollente.

   E ognuna aveva reagito in maniera diversa. La carota era entrata forte e dura nell’acqua bollente, ma dopo aver lottato si era rammollita e indebolita.

   L’uovo era invece entrato fragile nell’acqua bollente e il suo interno era protetto dal guscio sottile, ma dopo aver lottato con l’acqua bollente si era indurito.

   Il caffè macinato, invece, si era comportato in modo del tutto unico. Dopo essere stato gettato nell’acqua bollente, esso aveva agito sull’acqua e l’aveva trasformata…“Con quale delle tre ti identifichi”? chiese la madre alla figlia.

   “Quando l’avversità bussa alla tua porta, come rispondi? Ti comporti come la carota, come l’uovo o come il  caffè macinato?

   Chiediti sempre a quali di questi tre rassomigli… Fai come la carota che sembra forte e dura, poi a causa della sofferenza o dell’avversità diventi soffice e rammollita e perdi la tua forza? Oppure fai come l’uovo che all’inizio ha un cuore tenero e malleabile, ma cambi con il bruciore delle avversità?  Avevi un buon carattere e un’indole serena  che a causa della sofferenza causata dalla morte di una persona cara o di una depressione o di un affare andato a male o a qualche altra prova sei diventata indurita e gelida?  Forse il guscio esterno del carattere sembra essere rimasto lo stesso, ma all’interno del tuo cuore non ti senti forse indurita, amareggiata,  gelida, scontrosa?

   Oppure sei come il caffè macinato?  Se osservi bene esso trasforma l’acqua, cioè proprio quelle circostanze che gli procurano sofferenza. Quando l’acqua si scalda e diventa bollente, il caffè comincia ad emanare il suo aroma e la sua fragranza…

   Se sei come il caffè, quando le cose cominciano ad andare per il verso storto, tu potrai tirare fuori il meglio di te fino a cambiare la situazione che ti da sofferenza… Quando ti senti male  e le prove della vita sembrano essere enormi, cerchi di elevarti ad un altro livello? Come reagisci di fronte alle avversità? Sei come una carota, come un uovo o come il caffè macinato?”

   La ragazza rimase silenziosa nell’ascoltare. Poi la madre continuò: “La mia esortazione è che tu possa avere abbastanza gioia da renderti dolce, abbastanza prove da renderti forte e abbastanza sofferenze da farti rimanere umana, e abbastanza speranza da renderti felice.

   Le persone più felici, infatti, non sono quelle che hanno il meglio, ma quelle che sanno tirare fuori da sé stesse il meglio da quello che la vita riserva loro. Il futuro più luminoso sarà sempre basato su un passato dimenticato. Non puoi avanzare nella vita se non lasci perdere gli sbagli del tuo passato e tutto quello che ti fa soffrire. Quando sei nato piangevi e tutti intorno a te ridevano. Vivi la tua vita in modo tale che, alla fine tu riderai mentre gli altri piangeranno.”   (Anonimo)  ———————————-

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