3° Incontro per la Pastorale Famigliare Foligno (Anna e Giorgio Longhi)

3) I TRE PILASTRI DEL RAPPORTO EDUCATIVO                

                               (Fiducia, Coerenza, Presenza)

   L’emerito Papa Ratzinger indirizzò tempo fa ai fedeli della Diocesi di Roma una lettera sull’ “emergenza educativa”. In questa lettera suggeriva tre atteggiamenti fondamentali per un rapporto educativo sano ed efficiente. I tre atteggiamenti sono: fiducia, coerenza, presenza.

   Tali atteggiamenti hanno  la prerogativa di poter essere applicati per qualsiasi situazione relazionale che veda da una parte un educatore e dall’altra un educando quale che sia l’età anagrafica dell’uno e dell’altro e, soprattutto, quale che sia il livello o grado di parentela di entrambi. In questo incontro, però, focalizziamo l’attenzione sulla relazione fondamentale, quella tra genitori e generati, tra padre – madre e figli e figlie.

   Dalla modalità con la quale si vive tale relazione,  possono derivare a cascata, seppur non sempre ed in maniera non  così rigida, molte delle altre molteplici relazioni esperimentabili nel corso della vita… compresa, paradossalmente parlando, quella con Dio.

   Per quanto riguarda la “fiducia” basterebbe fermarsi a riflettere con molta calma su questo brano del poeta Gibran che offre le motivazioni sulle quali basare tale fiducia. E’ un brano poetico e questo  ci può suggerire che l’educazione non è un fatto tecnico – scientifico, ma è essenzialmente “cosa del cuore2, come affermava san Giovanni Bosco.

I  VOSTRI FIGLI

   Per quanto riguarda la “coerenza” è illuminante nella sua sinteticità questo aforisma di sant’Ignazio di Antiochia: “Si educa molto con quel che si dice, ancor più con quel che si fa, molto di più con quel che si è”.

  Essere coerenti, paradossalmente parlando, può  addirittura ridurre il rischio di abbondare nel fare sermoni, prediche, raccomandazioni che, non di rado, finiscono per annoiare chi li ascolta.

   Questo brano  tratto da un libro di padre Duval (IL BAMBINO CHE GIOCAVA CON LA LUNA) è illuminante proprio a proposito del modo d’essere di padre e madre dal quale modo d’essere i figli possono, in maniera personalissima, decodificare e poi decidere il loro modo d’essere.

   Se ricordiamo poi  (e lo afferma tutta la letteratura psicopedagogica)  che, nella prima fase della vita, si cresce prevalentemente per via imitativa, il gioco è fatto.

   Per quanto riguarda la “presenza” è subito detto. Una presenza educativa di qualità consente ai figli (o a chi per loro) di sperimentale sulla propria pelle, in diretta, la fiducia di genitori ed educatori nei loro riguardi e di costatarne la loro coerenza.

   Un problema emergente oggi è proprio quello derivante dalla fregola da parte dei genitori di voler soddisfare i desideri dei figli…credendo di far bene,  non accorgendosi, però,  che così facendo, si penalizza la soddisfazione dei veri bisogni.

Per la soluzione di questo problema ho trovato questa sintetica “lettura” del fenomeno che mette d’accordo la scienza psicologica sana e la spiritualità vera.

“La tendenza dei genitori ad appagare ogni desiderio dei figli, per evitare anche il minimo conflitto, ha conseguenze negative nella crescita psichica. Sottrarre i propri figli alla prova dell’impegno, della responsabilità e della frustrazione, contribuisce a creare persone che sanno fare riferimento solo a se stesse, che vogliono essere appagare ad ogni costo. Per costoro gli altri diventano presenze che disturbano. Tutti dobbiamo sentire, come nostro, il compito di “educarci” reciprocamente, di prenderci cura l’uno dell’altro con vero amore e rispetto per la persona, che sia figlio, collega, amico, vicino di casa.  Una condizione essenziale per aiutare l’altro, è educare prima se stessi alla pazienza di Dio e ai suoi tempi, che non sono mai i nostri. Lui non fa “scendere fuoco sugli infedeli”, né permette agli zelanti di “falciare la zizzania” che invece deve crescere insieme al grano. Dobbiamo liberarci dalla rigidità, che condanna ed esclude, e aprirci alla fiducia che accompagna ed include. Solo lo Spirito sa penetrare nelle pieghe più oscure dell’animo umano e tenere conto di tutte le sue sfumature, perché emerga la verità di ciascuno, da illuminare con la buona notizia del vangelo”.

(Rosella Zilli,  LA SANTITA’ NEI TUOI GIORNI – Figlie di Maria SS.ma dell’Orto – 2019)                                                                                                   

   E per concludere è curioso constatare come lo stesso Creatore abbia privilegiato una strategia educativa dell’umanità veramente sorprendente… e magari da applicare, con i nostri grossi limiti, nella varie situazioni educative

   Queste le  tre fasi: la fase del dire, quella del fare e quella dell’essere. Fasi non necessariamente da interpretare in maniera rigida quasi che finita l’una ne incominci un’altra, ma da concretizzare in maniera fluida come se l’una si compenetri con l’altra…

   La fase del dire è quella delle Parola (“In molti e svariati modi Dio ha parlato…”) , la fase del fare èquella della parola che si fa Carne, per finire con la fase dell’essere che è quella del Pane.

   Allora sembra di poter dire, con estrema delicatezza, che l’azione educativa possa essere o paragonarsi o somigliare ad una sorta di pedagogia eucaristica

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