COMMENTO OMILETICO

                    COMMENTO OMILETICO  (Santa Trinità, Gv.16, 12 – 15)

   Risulta difficile trovare situazioni concrete dell’esistenza dalle quali partire per “meditare” su questo brano di vangelo allo scopo di trarne qualche dritta per migliorare lo stato di salute dell’anima… momentaneamente in libera uscita dall’eternità. Difficile cioè trovare delle analogie tra la situazione descritta da Giovanni evangelista (Gesù alle prese con l’addio dai suoi…) e una qualsiasi altra dinamica della vita terrena simile a questa. A meno che non si prenda in blocco tutto il brano (così ci suggerisce l’intelligente liturgia della Chiesa Madre e Maestra), non a caso collocato a fine ciclo dell’avventura terrena di Gesù, e non lo si legga in chiave di metafora esplicativa della totalità e integralità del mistero cosmico della vita che non è fatta di “passato, presente e futuro”, ma di dimensione “altra”… di eternità. Ma è proprio questa difficoltà a trovare analogie, a disvelare qualcosa e a fornire la cura per le inquietudini dell’anima e per le ansietà croniche che la prendono alla gola.  E questa cura, questo “qualcosa” è paradossalmente “Qualcuno”, anzi “Qualcuno Trino”. E’ la Trinità,  la Trinità da sempre in cerca di compagnia con l’essere umano e per questo capace di far  contattare  Tempo e Eternità sul palcoscenico del Presente. Palcoscenico sul quale si sono avvicendati, si avvicendano e si avvicenderanno a turni il Creatore (che avrà modo di rivelare piano piano alla sua creatura di essere Lui il Padre), il Salvatore (che ha avuto modo di rivelare di essere Figlio Unigenito e Preferito e Ubbidientissimo del Padre) e lo Spirito Santo a cui spetta il lavoro di Santificazione (rifinitura?). Il tutto però in perfetta armonia e condivisione del progetto d’insieme. Le medesime scienze sociologiche hanno “scoperto” che per un buon funzionamento di un gruppo servono essenzialmente “fiducia reciproca” e “condivisione chiara degli obiettivi”… se no non si va da nessuna parte!

A leggere e rileggere questo brano di Giovanni si nota un Gesù teso a rassicurare i suoi, a tonificare i muscoli dell’anima, a sostenere e rinvigorire gli animi in vista dello stress emotivo e spirituale dello sconforto che avrebbero dovuto subire di lì a poco. Si avverte un Gesù quasi in difficoltà a farsi capire da gente non in possesso del decoder “eternità”, codice invece posseduto ed esperimentato da Gesù. Ecco allora che Gesù mette le mani avanti chiamando in scena lo Spirito che “vi spiegherà piano piano tutto… anche le cose future…”. Sembrerebbe sentirlo dire: “Lo spirito Santo è più bravo di me” e invece no,  perché subito dopo torna a bomba riconoscendo che sarà proprio Lui a “glorificarmi”,  con il sorridente beneplacito del Padre… Proprio una bella famiglia, la famiglia trinitaria. Non c’era altro modo di far capire a chi non possedeva il codice “eternità” che divisione di ruoli non significa competitività o altro, che stare insieme non significa “però ognuno per i fatti suoi”,  che Trinità non è spartizione di potere, ma condivisione di un progetto d’Amore. Non c’era altro modo di far capire che non si può capire tutto fintantoché tutto è ancora in fieri, ma di stare comunque sereni perché tutto è nelle mani di Dio: passato (creazione),  presente (Redenzione).  Futuro (santificazione). Non c’era altro modo di far intuire cosa fosse Trinità (mistero integrale) a chi a malapena aveva esperienza di un frammento di mistero… “rispecchiato confusamente” direbbe san Paolo, dallo specchio del tempo.  Sarebbe come voler fare esperienza di matrimonio senza volervi entrare (convivenza) o voler fare esperienza della morte facendo un lungo sonno o descrivere il gusto di una mela a chi non ha mai avuto esperienza di cosa è la frutta. Il mistero della Trinità è Altro da tutte le altre forma di Relazione, è un mistero nel quale l’anima è dentro fino al collo… anche se il corpo è momentaneamente fuori, nell’attesa di venirvi tuffato dentro anche lui…

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