LA STORIELLA DEL CRISTALLO (ogni figlio ha un suo proprio destino di libertà…)

C’era una volta una famiglia di cristalli di rocca perfetti, levigati e trasparenti. La specialità di ciascuno di loro era quella di lasciarsi attraversare dalla luce che ricevevano dall’alto.  Avevano una risposta appropriata per ogni tipo di luce: erano perfettamente adattati, bene educati, attenti a non deludere le aspettative…La luce era forte: risplendevano lucenti come il sole. La luce era debole: la risposta era pacata, rispettosa. Davano in misura che ricevevano. Erano ammirati ed invidiati da tutti i sassi del reame, con i quali, tra l’altro, erano molto attenti a non confondersi. Questo lo avevano imparato molto presto, fin da bambini. Ogni mamma cristallo, infatti, raxccomandava vivamente di  non giocare con i sassi  perchè questi ultimi avevano un caratteraccio, erano dure e attaccabrighe e se si arrivava allo scontro diretto non avevano niente da perdere… Al massimo ne sarebbero usciti un po’ ammaccati, ma tutto lì. Per i cristalli invece questo rappresentava un vero pericolo: scontrandosi con i sassi  rischiavano di perdere la loro levigatura, di divenire imperfetti e bitorzoluti, finendo con il perdere quella limpidezza che li rendeva così ammirati e splendenti. Ogni buon cristallo era consapevole di ciò e per questo se ne viveva tranquillo intrattenendosi con i suoi simili dalle maniere delicate, facendo bella mostra di sè. Ma i guai, si sa, possono capitare anche nelle migliori famiglie.

Un giorno, nella dinastia dei cristalli, venne alla luce uno strano cristallino. Era piccolo e duro. Non era perfetto e levigato come i suoi consanguinei. In più aveva un carattere veramente ribelle. Non voleva saperne di starsene lì in bella nostra sotto la luce… aveva voglia di giocare, di conoscere il mondo. Era la disperazione dei suoi genitori. Ben presto cominciarono a dirgli: “Sei cattivo, hai il cuore duro” e cercavano in tutti i modi di tenerlo chiuso… ma non era una impresa semplice. Il cristallo era una vera peste!. Come se non bastasse, il cristallino aveva una predilezione per tutti i sassi del reame… più erano malandati, scheggiati, imperfetti, più apparivano ai suoi occhi originali, affascinanti, colorati…

I vecchi saggi cristalli non facevano che ammonirlo dall’alto della loro esperienza: “Ti farai male a forza di essere così ribelle, ti ferirai, ti scheggerai; ricordati che, se anche sei duro, sei fragile. Adattati alle regole del buon cristallo. A forza di fare di testa tua, ti farai male, perderai delle parti di te…”

Ma il cristallino, più cocciuto che mai, continuava imperterrito. E così cominciò a farsi male davvero. Certe volte i sassi avevano veramente il cuore di pietra… E le sassoline poi…Il cristallino… che pene d’amore! Quante lacrime, delusioni, pezzetti di cuore lasciati qua e là. E ogni volta tornava a casa più malconcio. I suoi simili proprio non riuscivano a capirlo. Del resto, da subito era sembrato un po’ strano e più duro degli altri… finchè cominciarono a diagnosticargli delle strane malattie.

Ormai era diverso da tutti gli altri cristalli: loro così lisci e levigati, lui così spigoloso, scheggiato e ferito, si sentiva solo e incapace; del resto se era conciato in quel modo se l’era proprio voluta!

Finchè un giorno successe uno strano fatto: mentre si aggirava pensoso tra i suoi simili, un raggio di sole lo colpì in pieno proprio lì dove è il cuore e un arcobaleno di colori prese vita da quel cristallo malconcio. Ogni ferita dava origine a un colore diverso. Non era più la luce trasparente che lo attraversava, ma, a contatto con il suo cuore, la vita si rivelava in tutti i suoi colori. Per ogni pezzetto di sè che aveva perso in tanti scontri e nelle delusioni, ora la luce gli regalava un colore diverso:

viola, come la sofferenza, la tristezza, la paura, i l bisogno di chiedersi  “perchè…”

indaco, come l’indecisione, il non sapere che cosa fare…

blù, come il cielo di notte, come il meditare, come la solitudine…

verde, come l’erba dei prati che cresce senza che nessuno la coltivi…, come la speranza di ricevere senza chiedere…

giallo, come i campi di grano, come il poter raccogliere l’emozione dell’attimo che fugge…

arancio, come l’ottimismo, come il saper dire “ce la farò”…

rosso, come la passione, il fuoco che riscalda, come l’amore che tutto dona…

Allora il cristallino si illuminò e in un attimo comprese: la luce che dà la vita  lo aveva amato im modo particolare, lo aveva fatto nascere tra i cristalli perchè essi potessero comprendere che “lasciarsi attraversare dalla luce” non è rischiare niente, è non essere liberi, è non vivere… “Per quello che ricevo, io do”-

La vita è un’altra cosa: è scheggiarsi, incontrarsi, ferirsi, rischiare se stessi amando, incontrandosi nel buio di un altro perchè poi la luce riveli la vita in te.

Per questo la luce lo aveva amato. Il cristallino si guardò e si sentì nuovo. Non era più un cristallino di rocca; era diventato un magnifico brillante.   (Silvia Benedetti – Terni)

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