FARE PACE COL CERVELLO

A chi blatera in termini di diritto di abortire voglio ribadire molto

semplicemente che non può essere un diritto quello che non è un bisogno!

Si è vivi e si cresce in ragione della soddisfazione dei bisogni (quelli materiali,

come mangiare, bere e respirare e quelli spirituali come verità, amore e Dio).

È un non senso logico e ontologico asserire che abortire sia un bisogno!

Sarebbe come dire che si ha diritto di volere una cosa di cui non si ha bisogno.

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NON COMPLICHIAMOCI LA VITA!

COME VOLERCI BENE SENZA COMPLICARCI LA VITA

Credo di non essere molto lontano dalla verità se affermo che l’uomo d’oggi soffre del
“mal di relazione”.
Soffre soprattutto nell’ambito delle “relazioni di prossimità”, quelle con le persone che ci
sono più vicine, prossime appunto (coniuge, figli, parenti, conoscenti…). Senza aggiungere
che talvolta ne va di mezzo anche la relazione con sé stesso, con la vita, con lo stesso Dio
(inquietudine esistenziale la definisce Sant’Agostino, affermando: “Il nostro cuore sarà
inquieto finché non troverà quiete in Te, mio Dio”).
Eppure Gesù aveva espressamente detto: “Ama il prossimo tuo come te stesso”: Da qui
pertanto partire per la meditazione di questo mese, dalla famiglia.
E lo faccio ricordando due espressioni di San Giovanni Paolo II “Il nostro tempo così
carico di tensioni e avaro di tenerezza” e “C’è poca vita umana nelle famiglie dei nostri
giorni”. Come dire che per una possibile umanizzazione dei rapporti interpersonali occorre
un recupero di tenerezza relazionale.
E questa tenerezza relazionale (magari a partire da sé stessi) non è poi cosa così difficile
e complicata a realizzarsi. Basta avere chiaro nella mente su quali pilastri essa è fondata.
Sono tre semplici pilastri:

  • Atteggiamento di non giudizio, ma di valutazione positiva (Un conto è dire “tempo
    brutto” e un ‘altro è dire “tempo piovoso”)
  • Accettazione incondizionata delle reciproche differenze (Una realtà può diventare
    problema quando non li si accetta come tale, anche perché non c’è alternativa))
  • Attenzione a vivere il “qui ed ora” (“Il presente è l’unico punto di contatto tra
    l’Eternità e il tempo”).
    Due brani che aiutano a non complicarsi la vita relazionale:
    “IO SONO”

Mi rammaricavo del mio passato e temevo del mio
futuro, quando improvvisamente il mio Signore parlò:
“Il mio nome è io sono”. Fece una pausa, io attesi, poi
Lui continuò: “Se tu vivi del passato, con i suoi errori e
con i suoi dispiaceri, vivi nel dolore. Io non sono nel
passato, il mio nome non è io ero. Se tu vivi del futuro
con i suoi problemi e le sue paure, vivi nel dolore.
Io non sono nel futuro, il mio nome non è io sarò.
Se tu vivi questo momento, vivi nella pace. Io sono nel
presente, il mio nome è Io sono. (Helen Mallecoat)


“SORRIDETEVI A VICENDA”

“Alcun persone vennero a trovarmi a Calcutta e, prima di partire, mi pregarono: “Ci
dica qualcosa che ci aiuti a vivere meglio”. Ed io dissi loro: “Sorridete gli uni agli
altri; sorridete a vostro marito, a vostra moglie, ai vostri figli, sorridetevi a vicenda;
poco importa chi sia quello a cui sorridete; questo vi aiuterà a vivere meglio e a

crescere nell’amore reciproco.

Allora uno di quelli mi domandò: “Lei è sposata?”. “Sì – risposi – e qualche volta
trovo difficile sorridere a Lui. Ed è vero. Anche Gesù può essere molto esigente, ma
è proprio quando Egli è così esigente che è molto bello rispondergli con un grande

sorriso”.

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CORREGGERE SENZA UMILIARE

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NON GIUDICARE

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CHI LO HA LETTO DICE CHE NE VALE LA PENA

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RISPETTO DELLA NATURA

Mentre Dio perdona sempre e l’uomo perdona qualche volta,

la natura non perdona mai; quando ci si oppone alla natura,

la natura disapprova, ribatte, restituisce il colpo”. (Terruwe)

Dove per “natura” non si intende solamente il mondo vegetale o l’ambiente esterno, ma anche il mondo umano, il mondo dei rapporti tra le persone, la natura del rapporto “uomo – donna” per esempio.

Mi chiedo, con somma discrezione e senza entrare nell’intimo delle coscienze personali, se c’è “rispetto per la natura” nella filosofia del transgender.

Me lo chiedo e mi do una sola risposta: no.

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LA LEGGENDA DELLA PASSIFLORA

   Nei giorni lontani, quando il mondo era tutto nuovo, la primavera fece balzare dalle tenebre verso la luce tutte le piante della Terra, e tutte fiorirono come per incanto. Solo una pianta non udì il richiamo della primavera, e quando finalmente riuscì a rompere la dura zolla la primavera era già lontana…

“Fa che anch’io fiorisca, o Signore!” – pregò la piantina.

” Tu pure fiorirai” – rispose il Signore.

“Quando?” – chiese con ansia la piccola pianta senza nome.

“Un giorno…” – e l’occhio di Dio si velò di tristezza.

   Era ormai passato molto tempo, la primavera anche quell’anno era venuta e al suo tocco le piante del Golgota avevano aperto i loro fiori.

   Tutte le piante, fuorché la piantina senza nome.

Il vento portò l’eco di urla sguaiate, di gemiti, di pianti: un uomo avanzava fra la folla urlante, curvo sotto la croce, aveva il volto sfigurato dal dolore e dal sangue…

“Come vorrei piangere anch’io come piangono gli uomini…” – pensò la piantina con un fremito.

   Gesù in quel momento le passava accanto e una lacrima mista a sangue cadde sulla piantina pietosa.

   Subito sbocciò un fiore bizzarro che portava nella corolla gli strumenti della passione: una corona, un martello, dei chiodi…era la passiflora, il fiore della passione.

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ATTENZIONE ALL’UOMO SBAGLIATO

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UNA SORTA DI DRITTA ESISTENZIALE

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TITOLO DA NON CAMBIARE!

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