A PROPOSITO DI ATTENZIONE A VIVERE IL “QUI ED ORA”
(ovvero come semplificarsi la vita)
“C’E’ UN SOLO MODO PER ESSERE APERTI AL MONDO ED È QUELLO DI ESSERE ATTENTI A QUELLO CHE TI SUCCEDE SOTTO IL NASO”.
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C’è un piccolo e bel libro di S.C. Lewis (LE LETTERE DI BERLICCHE) dove si narra di un diavolo anziano che insegna al nipotino l’arte di tentare l’uomo in maniera efficace per far dispetto al Nemico Dio.
In questo libretto (che in pratica spiega un po’ la psicologia del diavolo) viene segnalata come tentazione principe per far cadere in trappola l’uomo, quella di distoglierlo dal presente facendolo andare in ansia e preoccupandolo del futuro.
E la ragione “teologica” (il diavolo non ha studiato teologia, ma conosce molto bene Dio) addotta dal diavolo anziano è la seguente: “Il presente à l’unico punto di contatto tra il Tempo e l’Eternità”.
Proprio lì sta il “Nemico” Dio (“Dove c’è carità e amore, lì c’è Dio”). Se quindi si riesce, continua il ragionamento diabolico. a “disturbare” questo presente si avrà come risultato un uomo nervoso, arrabbiato, preoccupato, quindi fragile e predisposto a commettere qualsiasi peccato.
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“IO SONO”
Mi rammaricavo del mio passato e temevo del mio futuro, quando improvvisamente il mio Signore parlò: “Il mio nome è io sono”. Fece una pausa, io attesi, poi Lui continuò: “Se tu vivi del passato, con i suoi errori e con i suoi dispiaceri, vivi nel dolore. Io non sono nel passato, il mio nome non è io ero. Se tu vivi del futuro con i suoi problemi e le sue paure, vivi nel dolore. Io non sono nel futuro, il mio nome non è io sarò.
Se tu vivi questo momento, vivi nella pace. Io sono nel presente, il mio nome è Io sono. (Helen Mallecoat)
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SE TORNASSI A VIVERE
Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se potendo rinascere avrei vissuto la vita in maniera diversa.
Lì per lì ho risposto di no, poi ho ripensato un po’ su e…Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato di meno e ascoltato di più. Non avrei rinunciato ad invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta.
Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno quando rievocava gli anni della sua giovinezza.
Non avrei mai preteso, in un giorno d’estate, che i finestrini della macchina fossero alzati
perché avevo appena fatta la messa in piega. Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata, nello sgabuzzino. L’avrei consumata io, a forza di accenderla. Mi sarei stesa sul prato con i bambini, senza badare alle macchie d’erba sui vestiti. Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita.
Avrei condiviso maggiormente le responsabilità di mio marito. Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro, quasi che, mancando io, il mondo si sarebbe fermato. Invece di non vedere l’ora che finissero i nove mesi di gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la stupenda cosa che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo. (Erma Bombeck)
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