“Le famiglie unite rendono forti, le famiglie difficili rendono liberi”.
Ma guardate cosa succede se facciamo “sposare” le famiglie difficili con le famiglie unite…
LE FAMIGLIE DIFFICILI, PURCHÉ’ UNITE, RENDONO LIBERI E FORTI
“Le famiglie unite rendono forti, le famiglie difficili rendono liberi”.
Ma guardate cosa succede se facciamo “sposare” le famiglie difficili con le famiglie unite…
LE FAMIGLIE DIFFICILI, PURCHÉ’ UNITE, RENDONO LIBERI E FORTI
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EST VIR QUI ADEST
Quando Pilato chiede a Gesù: “Quid est veritas?” (cos’è la verità) Egli non risponde. La risposta sta nell’anagrammare la domanda: “Est vir qui adest” (è l’uomo qui presente).
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PER NUTRIRE LA SPERANZA…
“Credevo che il mio viaggio fosse giunto alla fine,all’ estremo delle mie forze, che la via davanti a me fosse sbarrata… Ed ora scopro che dove i vecchi sentieri sono perduti, appare un nuovo paese meraviglioso”. (Tagore)
“Non puoi impedire agli uccelli della tristezza di volteggiare sopra il tuo capo, ma puoi impedire loro di farsi il nido tra i tuoi capelli”.
“Non puoi arrestare le onde, ma puoi imparare a cavalcarle”.
“La tempesta può disperdere i fiori, ma non può distruggere i semi”. (Gibran)
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Caro Dio, Padre mio
Non so più come pregarti, visto quello che sta accadendo in questi giorni. Sono belle e comode le orazioni tradizionali, ma sento premere, dal fondo della mia anima, una invocazione altra.
So che non esistono orazioni alternative che ti siano più gradite di quella insegnataci dal tuo Figlio e nostro signore Gesù (“Sia fatta la tua volontà”), purtuttavia oso ugualmente liberare il gemito della mia anima.
Sono certo che tu non vuoi, né permetti, né tolleri il male e neppure oso immaginare che qualcosa ti possa essere sfuggito di mano, ma mi viene il sospetto che la molecola bastarda che avvelena fino a morte noi tue creature e figli, provenga dal tuo nemico e purtroppo principe di questo mondo, Satana.
Mettilo alle corde, non dargli fiato, fatti valere… e presto: (“Liberaci dal maligno”).
Lo so che per Te il tempo non è un problema, ma per noi sì. Sbrigati: (“Domine, ad adiuvandum me, festina”).
Te lo chiedo per tutti noi e per intercessione della Tua e nostra tenerissima Mamma.
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“Tu sei il mio rifugio e la mia fortezza; tu mi copri con l’ombra delle tue ali. Presso di Te non temo né lo spavento della notte, né la freccia del nemico nell’ ombra, né la peste che colpisce di giorno!(Trovo questo “salmo 91”, per caso, sfogliando vecchie letture…)
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Leggo dal romanzo LE LETTERE DI NICODEMO, di Jan Dobraczynski (Morcelliana 1959)
“Se egli è il Messia, non facilita certo la via a chi vuole seguire le sue orme”.
“E anche le peggiori prove non arrivano a spaventarci e ad abbatterci quando abbiamo la certezza che tutto finirà bene”.
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NEI PANNI DI GESU’… NELL’INTERVALLO DI TEMPO
TRA VENERDI’ POMERIGGIO E DOMENICA NOTTE…
Non appena spirato, ad anima libera, ho rivisto in un attimo il film della mia vita mentre una sarabanda di emozioni e di pensieri (da uomo o da Dio… non li so distinguere) mi faceva come da colonna sonora.
Gioia e contentezza perché tutto era finito bene, come voleva il Padre (del cui Spirito sono pieno anch’io) e perché non avevo deluso la Madre (alla quale ho sempre ubbidito) .
Gioia piena sostenuta da un convincimento, quello che era andato tutto bene per aver saputo resistere alle tentazioni che mi potevano distogliere dalla mia missione.
Quelle del deserto le conoscete e vi confido che sono l’anima di ogni tentazione e che mirano ad un unico obiettivo, quello di separarvi dal Padre Mio e vostro facendovi credere, di conseguenza, che la vita vada vissuta per se stessi e basta. Infatti, a ben considerare, tutte e tre le tentazioni fanno leva proprio su questo asserto: vivere solo per se stessi.
La prima, quella che mi sollecitava a trasformare le pietre in pane, era anche patetica perché, oltre tutto, non c’era neppure nessuno ad applaudire l’eventuale successo. Senza dire poi che già immaginavo confusamente che, di lì a non molto, avrei trasformato il pane nel Mio Corpo. E poi, la vanità non era mai stata e non sarebbe stata mai il mio forte. Cedere sarebbe stata la conferma che badavo solo a me stesso e tutto sarebbe finito lì.
Nella seconda tentazione c’era molta gente che mi avrebbe potuto applaudire se non mi fossi spiaccicato a terra dopo il volo dalla sommità del tempio; ma io lo conosco bene il Padre e mai avrebbe fatto eccezioni alle leggi dell’universo da Lui stabilite. Cedere avrebbe comportato ancora una volta di pensare soltanto a me.
La terza aveva un lato debole, perché se anche avessi ceduto ed ottenuto il potere promessomi da Satana, sapevo che esso avrebbe avuto una durata molto limitata, e a Me, che vivevo e vivo nello spazio infinito dell’Eterno, questa prospettiva sinceramente non mi allettava per niente. Senza trascurare il fatto che il menzognero Satana non avrebbe certamente mantenuto la sua promessa.
E fu così allora che, grazie allo Spirito che mi spinse di proposito in quel misterioso deserto, imparai come si combatte, vincendo, contro le tentazioni.
A Cana fui nuovamente tentato dalla vanità. In quel pranzo di nozze dove nessuno sapeva chi fossi veramente, accadde che, su provocazione della mia Mamma, fui indotto a trasformare l’acqua in vino. Questo successo mi avrebbe potuto far montare la testa e aprirmi una carriera….
Resistetti e respinsi questa tentazione perché già immaginavo, seppur confusamente, che nella cena dell’ultimo giovedì della mia vita avrei trasformato quel vino in Sangue. Resistetti quindi e tirai dritto per la mia strada.
E la sera di giovedì, non più a pranzo ma a cena, si affacciò una strana tentazione, la tentazione della paura suprema che si presentava sotto la curiosa forma di non perdere la faccia, di non deturpare l’immagine che si aveva di me, di non deludere le aspettative, di buttare tutto a carte quarantotto. La paura della morte infatti si maschera in molti modi, ma più che la paura della morte mi terrorizzava la maniera del morire. Ma, in quella notte al Getsemani, mentre i miei intimi amici dormivano, riuscii a sconfiggere, in extremis, anche questa.
Se avessi ceduto, avrei ancora una volta badato solo a me stesso e fatta la mia volontà, laddove invece nel fondo della mia anima era fortemente radicata, da sempre, la convinzione che ero venuto al mondo unicamente per fare la volontà del Padre mio e vostro.
Respinsi questa tentazione e, grazie al mio Spirito che è anche “spiritoso”, finìi per rovinare la cena a tutti quanti (e, più di tutti, certamente a Giuda).
Non è di buon gusto, lo so, nel bel mezzo di una cena tra amici mettersi a parlare di tradimento, di pane che viene offerto dicendo che è Carne e di vino che viene offerto dicendo che è Sangue (e mi commuove ancora ricordare che abbiate mangiato e bevuto senza fare una piega e senza porre obiezioni o cercare spiegazioni…) e mettersi a lavare i piedi.
Lo ammetto, ho esagerato, ma non l’ho fatto per eccentricità, ma per amore… e l’amore comporta l’imprevedibile.
Anche perché non avevo alternativa per farvi accettare (che è altro da capire…) che “eucaristia” e “amore fraterno” vanno a braccetto, anche se soltanto il primo è diventato, per ora, sacramento. Non avevo alternativa e mi è andata bene.
Mi dispiace solo di avervi rovinato la festa… (cosa che non era successa a Cana) ma era soltanto per prepararvene una come Dio comanda…
In conclusione, pensandoci bene, mi rendo conto che tutto è andato bene (secondo le Scritture) perché ho saputo “respingere” (e non solo passivamente “resistere”) la tentazione principe di tutte, quella di vivere pensando solo a se stessi che si porta appresso anche l’illusione di poter vivere come se non si dovesse mai morire…
Ma io ero venuto proprio per questo, ero venuto proprio per morire per voi, per vivere per voi. Mi era chiaro che essere un Dio “con” voi non bastava. Dovevo e volevo essere un Dio “per” voi, come pattuito con il Padre. E’ questo ad aver comportato la croce. Ogni amore, oltre ad essere l’uno “con” l’altro, comporta anche un essere “per” l’altro. Il passaggio dal vivere “con” al vivere “per” costituisce l’anima di ogni sacrificio.
Ed è quindi questo che vi vorrei ribadire durante l’ intervallo di tempo che mi separa dalla mia risurrezione: cercate di respingere con immediatezza la tentazione madre, quella di vivere soltanto per voi stessi, estromettendo Dio dalla vostra vita e, nascosta in questa, quella di vivere come se non doveste mai morire. Vivete rendendovi conto di non essere padreterni e neppure eterni pensando che vi toccherà morire.
Non abbiate paura né della morte, né del morire… perché il bello deve ancora venire e il vostro futuro è al sicuro. Io ne sono la prova concreta… e avevo dato già segnali lampanti del mio potere sulla morte quando “rianimai” il mio amico Lazzaro ( e dico “rianimare” e non “risorgere”… perché la “risurrezione” comporta la sparizione del cadavere dalla tomba e il Padre Mio voleva riservare per primo a me questo trattamento speciale, da Dio, direi).
E se al sentire la parola “morte” , vi viene spontaneo “toccare ferro”, toccate quello dei chiodi della mia croce sulla quale mi avete inchiodato…
Quei chiodi portano bene .
A presto .
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