COMMENTO OMILETICO DOMENICA 1° MARZO 2026
(Mt. 17, 1-9)
BENEDIZIONE INIZIALE: nel predisporre la nostra anima al nutrimento eucaristico chiediamo al Signore la grazia di farci capaci di stupore per le meraviglie che prepara ogni giorno per noi.
MEDITAZIONE:
Quello che impressiona dell’evento straordinario riportato dall’evangelista Matteo è la naturalezza e semplicità con la quale viene narrato. Un evento fuori dal normale narrato come se fosse normale. Un evento straordinario narrato come se fosse ordinario.
E già da qui si potrebbe partire per tante e tante riflessioni sulla modalità con la quale l’Eterno entra nel Tempo, il Trascendente entra nell’Immanente e sulla reazione emotiva delle persone a cui è toccato e tocca in sorte di sperimentare l’incursione di Dio nella loro vita.
Una modalità improvvisa e impensata, travolgente e coinvolgente come nel caso dell’esperienza di Pietro, Giacomo e Giovanni che vedendo Gesù “trasfigurato” conversare tranquillamente con Mosè ed Elia (chissà di cosa stavano parlando!) si stupiscono e gioiscono fino ad arrivare subito al punto di proporre a Gesù di cristallizzare quel momento così bello.
Ma questa gioia quasi euforica dei tre finisce subito e diventa spavento quando sentono provenire una Voce da una nube splendente (che bello questo ossimoro!). Sentire una voce e non vedere chi sta parlando può lasciare impauriti.
E tocca proprio a Gesù riportarli alla quiete iniziale avvicinandosi a loro e toccandoli. Cosa ricavarne per noi, fedeli pieni di paure per mille cose complicate che ci capitano o per altrettante che, pur non capitando, pensiamo essere tali. Come scrive Mark Twain: “Ho sofferto tante disgrazie nella mia vita… che non mi sono mai capitate”.
Sentire Gesù vicino a dire “Non temete” è curativo di tutte le ansie, quelle reali e quelle immaginarie. Sentire Gesù vicino e sentire quasi una sua pacca sulle spalle è quanto di più rasserenante possa esistere in barba a tutte le nostre sterili angosce.
C’è un ultimo dettaglio sorprendente a chiusura di questa esperienza dei tre intimi di Gesù: “Non dite a nessuno quello che avete vissuto”.
Cosa può voler dire per noi? Cosa può suggerire alle anime scelte da Dio a vivere l’esperienza quasi mistica dell’incontro con Lui?
Dal punto di vista psicologico si può dire che dare ordini negativi è controproducente perché la nostra mente (paragonata ad una pellicola negativa) sviluppa il positivo. Per capirci, se ci viene detto di “non pensare a un elefante”, ecco che nella nostra mente viene sviluppata la figura dell’elefante.
Dal punto di vista spirituale potrebbe voler dire di fare tesoro di queste esperienze interiori profonde, di non sbandierarle, di conservarle nella memoria dell’anima come risorse cui attingere per perseverare nella testimonianza, costi quel che costi. Conservarle nello scrigno dell’anima, dal quale attingerle quando lo Spirito ne facesse cenno per i Suoi imperscrutabili disegni.
PREGHIERA DEI FEDELI:
Ti preghiamo, o Signore, per il Santo Padre perché perseveri nella sua fulgida testimonianza di fede in mezzo al frastuono ubriacante del mondo d’oggi. Ascoltaci, o Signore.
Ti preghiamo, o Signore, per i Vescovi, i consacrati di ogni genere e per le claustrali perché la loro fede non subisca i colpi dello scoramento e della paura. Ascoltaci, o Signore.
Ti preghiamo, o Signore, per i fedeli tutti affinché sappiano vivere la straordinarietà dello Spirito nella ordinarietà del giorno dopo giorno. Ascoltaci, o Signore.
Ti preghiamo, o Signore, per l’uomo d’oggi così confuso e spaventato perché abbia la sensibilità di riconoscere il soave richiamo di Dio. Ascoltaci, o Signore.
BENEDIZIONE FINALE: rinvigoriti alla mensa eucaristica della Parola e del Pane mentre diciamo grazie invochiamo il Signore perché ci stia sempre vicino nel percorso della vita talvolta irto di difficoltà.www.omelie.org http://www.gigiavanti.com