LA CURIOSA DINAMICA DEL “CONTRO”
Andare “contro” qualcuno, opporsi, fargli guerra è esperienza diffusissima. Viene però da molto lontano, da quando cioè Satana passò dal desiderio di poter essere Dio pure lui (invidioso che Dio non volesse spartire con qualcun altro il suo immenso potere) al pretenderlo di diritto.
Irritato a morte per il sacrosanto (ontologicamente parlando) rifiuto da parte di Dio, decise di fargli guerra, di andargli “contro”.
Viene il sospetto che in ogni dinamica dell’andare “contro” qualcosa di buono vi possa essere una sfumatura satanica.
Paradossalmente parlando, anche andare “contro” il male, muovergli guerra per sconfiggerlo si rivela una contraddizione logica e ontologica, essendo il male assenza del bene, così come il buio è assenza di luce.
Il buio (male) non è creabile, quindi non esiste come tale, ma, paradossalmente parlando, esiste come vuoto esistenziale. Se proprio si vuole combattere il male (che è un “non essere” basta non compierlo, basta limitarsi ad essere, ad essere luce, a compiere il bene.
La parolina “contro” la troviamo in bocca a Gesù in due occasioni. Il vangelo di Marco racconta che l’apostolo Giovanni disse a Gesù: «Maestro, noi abbiamo visto uno che scacciava i demoni nel tuo nome e glielo abbiamo vietato perché non ci seguiva». Ma Gesù disse: «Non glielo vietate, perché non c’è nessuno che faccia qualche opera potente nel mio nome, e subito dopo possa parlar male di me. Chi non è contro di noi, è per noi” (Mc 9,38-40).
L’altro brano dove troviamo la parolina “contro” è contenuta nella risposta di Gesù a chi lo accusava di scacciare i demoni proprio in nome di Satana: “Chi non è con me, è contro di me e chi non raccogliere con me disperde”. (Lc. 11,23).
Balza all’occhio l’apparente contraddizione delle due frasi dove appare quel “contro”. Contraddizione apparente, però, se si coglie la simpatia di Gesù per l’uso dei paradossi.
Infatti nella prima frase si dice semplicemente che chi sta dalla parte del bene, anche se non è dei nostri parteggia per noi, mentre nella seconda frase si sottolinea che il non essere con Gesù (il “fai da te” della testimonianza?) corre il grosso rischio di andargli contro.
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