L’EUFEMISMO SATANICO
E’ quello che definisce un omicidio con l’espressione “interruzione volontaria di gravidanza”.
Lo so che questa è una tematica affrontata e sviluppata egregiamente da tanti liberi pensatori, ma sento ugualmente desiderio di ritornarci sopra, a modo mio beninteso.
“Interrompere” uno che sta parlando è considerato maleducazione. Mi chiedo perché, a ragion di logica, non si possa definire e chiamare “omicidio” interrompere chi sta vivendo.
Hai voglia a edulcorare eufemisticamente un omicidio (con l’aggravante che si tratta di uccisione di un figlio da parte di sua madre) chiamandolo “interruzione volontaria di gravidanza”.
Quando si pigia un pulsante per “interrompere” la corrente elettrica e spegnere la luce si ha la possibilità di ripigiarlo per fare ritornare in vita corrente e luce.
Interrompere un vivente nell’utero di una madre o nell’utero del cosmo è un punto di non ritorno.
Non è possibile “ripristinare” quanto è stato confinato nel cestino delle tenebre.
E a proposito di luce e tenebra ecco il finale di un famoso alterco tra uno studente e un professore che ironizzava sulla dabbenaggine dei credenti.
Da ultimo lo studente chiese al professore: “Professore, il male esiste?”. A questo punto, titubante, il professore rispose: “Naturalmente, come vi ho spiegato tante volte. Noi lo vediamo ogni giorno. È nella crudeltà che ogni giorno si manifesta tra gli uomini. Risiede nella moltitudine di crimini e di atti violenti che avvengono ovunque nel mondo. Queste manifestazioni non sono altro che il male”.
A questo punto lo studente, con calma, replicò: “Il male non esiste, signore, o almeno non esiste in quanto tale. Il male è semplicemente l’assenza di Dio. È proprio come il freddo o l’oscurità; il male è una parola che l’uomo ha inventato e usa per descrivere l’assenza di Dio. Dio non ha creato il male. Il male è il risultato di ciò che succede quando l’uomo non ha l’amore di Dio presente nel proprio cuore. È proprio come il freddo che si manifesta quando non c’è calore o l’oscurità che arriva quando non c’è luce.
A questo punto il professore si sedette e rimase in silenzio, così come ammutolirono i suoi compagni. Il nome di quello studente era Albert Einstein.