LA BEATITUDINE IMPOSSIBILE
Prendo il discorso un po’ alla larga per non urtare la suscettibilità di qualcuno, anche se mi piacerebbe maledettamente farlo quando sento questo qualcuno blaterare (sì, proprio blaterare) in termini di diritti civili. Ma prima di entrare nel tema dei diritti civili voglio dare una spiegazione del titolo.
C’è una espressione che a volte si sente pronunciare da qualcuno in riferimento a ragionamenti o pensieri discutibili sul piano dell’intelligenza e questa espressione è: “Beata ignoranza!”.
Patetica e tenera questa espressione, sta di fatto, però, che nel novero delle beatitudini spiritualmente paradossali proclamate da Gesù, non figura: “Beati gli ignoranti”.
Il che può autorizzare a pensare che voler “ignorare” la verità o precludersi l’accesso alla medesima con l’autoubriacatura operata dalle proprie idee (narcisismo ideologico?) sia una posizione pregiudiziale più conseguente ad una pregressa scelta ideologica che non frutto di una intelligente analisi degli eventi.
Ma torno sui “diritti civili”. Il costume culturale odierno ha fatto il salto mortale (sì, mortale nel vero senso della parola) dal riconoscere che “tutto è grazia” (frase conclusiva di un romanzo di George Bernanos) al “tutto è diritto”. Ma quel che è peggio è che viene proclamato diritto quello si desidera, quello che piace.
Sarebbe quindi il “desiderio”, il fare quello che mi aggrada e/o che mi piace, la fonte del “diritto”?
Dinamica, questa, che assomiglia un po’ (anzi moltissimo) al capriccio del “bambino” che strilla per ottenere quel che gli piace.
E non voglio scomodare il celebre psicanalista Freud se non per ricordare che aveva già detto più o meno così e cioè che: “La persona diventa adulta quando la smette di fare solo quello che gli piace ed accetta di buon grado di fare anche quello che gli costa”.
Ma torniamo a noi perché ce l’ho proprio sul gozzo il ragionamento capace di tagliare la testa al toro relativo al discorso del diritto civile di abortire (figuriamo quello incivile dove porterebbe!) e mi riprometto di non far uso di paradossi, se non in caso estremo (a quando il diritto di esistere?).
Ricordo soltanto che il patatrac iniziò quando qualcuno (Satana) pretese ed accampò il diritto di voler essere Dio anche lui!
Ecco il semplice ragionamento che taglia la testa al toro: NON PUÒ ESSERE UN DIRITTO QUELLO CHE NON È UN BISOGNO.
Infatti si campa e si cresce in ragione della soddisfazione dei bisogni, bisogni primari dice la scienza antropologica (mangiare, bene, respirare).
Ma, considerando che dentro al corpo albergano una mente, un cuore ed un’anima, si potrebbe tranquillamente concludere chesiano bisogni primari da soddisfare anche quelli della mente (bisogno di verità), del cuore (bisogno di amore), dell’anima (bisogno di Dio).
Concludo ponendomi una domanda e dandomi la risposta: abortire è un bisogno? Certo che no! (Gigi Avanti)
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