COME VOLERCI BENE SENZA COMPLICARCI LA VITA
Credo di non essere molto lontano dalla verità se affermo che l’uomo d’oggi soffre del
“mal di relazione”.
Soffre soprattutto nell’ambito delle “relazioni di prossimità”, quelle con le persone che ci
sono più vicine, prossime appunto (coniuge, figli, parenti, conoscenti…). Senza aggiungere
che talvolta ne va di mezzo anche la relazione con sé stesso, con la vita, con lo stesso Dio
(inquietudine esistenziale la definisce Sant’Agostino, affermando: “Il nostro cuore sarà
inquieto finché non troverà quiete in Te, mio Dio”).
Eppure Gesù aveva espressamente detto: “Ama il prossimo tuo come te stesso”: Da qui
pertanto partire per la meditazione di questo mese, dalla famiglia.
E lo faccio ricordando due espressioni di San Giovanni Paolo II “Il nostro tempo così
carico di tensioni e avaro di tenerezza” e “C’è poca vita umana nelle famiglie dei nostri
giorni”. Come dire che per una possibile umanizzazione dei rapporti interpersonali occorre
un recupero di tenerezza relazionale.
E questa tenerezza relazionale (magari a partire da sé stessi) non è poi cosa così difficile
e complicata a realizzarsi. Basta avere chiaro nella mente su quali pilastri essa è fondata.
Sono tre semplici pilastri:
- Atteggiamento di non giudizio, ma di valutazione positiva (Un conto è dire “tempo
brutto” e un ‘altro è dire “tempo piovoso”) - Accettazione incondizionata delle reciproche differenze (Una realtà può diventare
problema quando non li si accetta come tale, anche perché non c’è alternativa)) - Attenzione a vivere il “qui ed ora” (“Il presente è l’unico punto di contatto tra
l’Eternità e il tempo”).
Due brani che aiutano a non complicarsi la vita relazionale:
“IO SONO”
Mi rammaricavo del mio passato e temevo del mio
futuro, quando improvvisamente il mio Signore parlò:
“Il mio nome è io sono”. Fece una pausa, io attesi, poi
Lui continuò: “Se tu vivi del passato, con i suoi errori e
con i suoi dispiaceri, vivi nel dolore. Io non sono nel
passato, il mio nome non è io ero. Se tu vivi del futuro
con i suoi problemi e le sue paure, vivi nel dolore.
Io non sono nel futuro, il mio nome non è io sarò.
Se tu vivi questo momento, vivi nella pace. Io sono nel
presente, il mio nome è Io sono. (Helen Mallecoat)
“SORRIDETEVI A VICENDA”
“Alcun persone vennero a trovarmi a Calcutta e, prima di partire, mi pregarono: “Ci
dica qualcosa che ci aiuti a vivere meglio”. Ed io dissi loro: “Sorridete gli uni agli
altri; sorridete a vostro marito, a vostra moglie, ai vostri figli, sorridetevi a vicenda;
poco importa chi sia quello a cui sorridete; questo vi aiuterà a vivere meglio e a
crescere nell’amore reciproco.
Allora uno di quelli mi domandò: “Lei è sposata?”. “Sì – risposi – e qualche volta
trovo difficile sorridere a Lui. Ed è vero. Anche Gesù può essere molto esigente, ma
è proprio quando Egli è così esigente che è molto bello rispondergli con un grande
sorriso”.