A NOI LA SCELTA

IL CORAGGIO DI SPORCARSI LE MANI
(Lavarsene le mani o sporcarsele?)

È un tempo, il nostro, dove sembra dilagare il male. Ma è un tempo che
vede anche tanta gente operare il bene, magari in silenzio, e occuparsi
di porre rimedio alla devastazione del medesmo. È il tema del
volontariato per il Regno di Dio, del volontariato per il servizio del simile
al proprio simile, del fratello al fratello.
Un servizio di carità che porta talvolta al rischio di “sporcarsi le mani”
per i fratelli maltrattati, vessati, oppressi, perseguitati, offesi nella loro
dignità umana, affamati e assetati di giustizia.
La metafora dello “sporcarsi le mani” è nota. In senso negativo
significa commettere un reato, compromettersi compiendo atti
riprovevoli e in senso positivo “sporcarsi le mani” significa non avere
timore a maneggiare problemi scomodi, ad incontrare persone difficili, a
lavorare con relazioni complicate.
Il vangelo ci narra qualcosa a questo riguardo: quella sera del giovedì
Santo vediamo Gesù sporcarsi le mani lavando i piedi si suoi intimi e di lì
a poco vediamo Pilato lavarsele le mani per togliersi d’impiccio. Di lì a
poco vediamo ancora Gesù inventare il Sacramento dell’Eucaristia.
Come dire che Eucaristia e Carità operosa (quasi un ottavo
sacramento!) sono inseparabili. Tutta la spiritualità evangelica sta in
questa accoppiata Eucaristia – Carità.
È una spiritualità che ribalta la logica del mondo tutta improntata,
invece, a potere, denaro e successo, apparenza.
La spiritualità evangelica è spiritualità di servizio, di gratuità, di
nascondimento perché ha la sua scaturigine in Gesù, nei suoi detti e nel
suo operare per la causa del Regno del Padre.
Quindi è soltanto nutrendosi di Gesù Eucaristia che diventa possibile il
servizio di carità gratuita, sorridente, servizio nascosto e gradito a Dio.
Eucaristia alimento di Carità. Carità fruttificazione di Eucaristia.


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