UNA FEDE SOLIDA CONTRO LE ANGOSCE
Da che mondo è mondo, l’esclamazione “E’ la fine del mondo” riecheggia di secolo in secolo quando ci si trova circondati, assediati direi, dal male che dilaga. Una “fine del mondo” che come dice il poeta è “Imminente come pioggia da millenni” (Tenneesse Williams 1911 – 1983), ma che sembra non arrivare mai.
La medesima dinamica del temere, spaventati e angosciati, la fine disastrosa di tutto accadeva al tempo di Gesù, il che fa pensare che nulla sia cambiato da allora.
C’è un episodio del vangelo, al riguardo, sul quale è bene riflettere per non cadere nella trappola dello scoraggiamento, dell’angoscia o della lamentosità cronica.
Lo narra l’evangelista Marco al capitolo 13: “Mentre Egli lasciava il tempio, uno dei suoi discepoli gli disse stupito: “Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!”. Gesù gli rispose. “Vedi queste grosse costruzioni. Non resterà qui pietra su pietra!”. Della serie come fare il guastafeste!
Infatti Gesù, invitato dal suo discepolo allo stupore e alla meraviglia davanti alla magnificenza del tempio, risponde catapultandolo di colpo nella paura, nello spavento, nel panico, nel terrore.
Paura e terrore che inducono il discepolo a chiedere subito a Gesù “quando” questo sfacelo sarebbe accaduto.
E da qui parte la risposta di Gesù, ma è una risposta che trascende il livello del “quando” per elevarla al livello del “come”. Più che conoscere “quando” ci sarà la “fine del “mondo” è importante “come” predisporsi interiormente allorquando avverranno accadimenti disastrosi e apocalittici.
E come predisposizione prioritaria su tutte, Gesù suggerisce di non lasciarsi ingannare da nessuno, di non andare appresso a falsi profeti, anche se si presentano a nome suo, ma di fidarsi assolutamente ed esclusivamente di Lui (a non fidarsi quindi di influencer, santoni, guru o pseudoveggenti di ogni razza, siano essi non credenti o credenti).
Precisato questo, Gesù da fondamento al suo dire dichiarando espressamente che le parole dei falsi profeti passeranno, esattamente come il cielo e la terra: “Ma le mie parole non passeranno”.
La solidità dell’edificio della fede è garantita, quindi, da queste parole di Gesù. Mantenersi saldi nella fede, in barba a tutto l’orrore del male, comporterà di conseguenza di ottenere un premio, non un contentino passeggero, ma un premio definitivo ed eterno, quello della salvezza: “Ma chi starà saldo fino alla fine, sarà salvato”.
È la fede, la solidità della fede, quindi, ad affrancarci da paura, da sgomento, da disperazione, da scoramento, qualunque cosa di terribile si presenti davanti ai nostri occhi.
Il dilagare del male al giorno d’oggi può indurre infatti molti credenti a cadere nella trappola diabolica dell’angoscia, dello scoramento e a non saper più a quale santo rivolgersi per guarire da tale malanno dell’anima che gli psicologi definiscono angoscia di morte.
Ed è anche la medesima psicologia a ricordare, per bocca dello psicologo svizzero Carl Gustav Jung (1875 – 1921), che l’angoscia di morte è curabile a un livello superiore rispetto al livello psicologico, e questo livello è il livello spirituale dell’anima.
Ecco le sue parole “Molte nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso”.
Senza sminuire il prezioso lavoro di terapeuti e psicoterapeutici, ovviamente, si può però arrivare a concludere che quando si sente Gesù dire con forza: “Non abbiate paura” e “Io sarò con voi fino alla fine del mondo” gli attacchi dell’angoscia di morte si rarefanno, perdono forza fino a scomparire.
È urgente e conveniente, a questo punto, fare nostro e mettere in pratica l’invito accorato di Pietro per il benessere temporale dell’anima e per la sua salvezza totale e definitiva: “Siate sobri e vigilate perché il vostro avversario, il diavolo, al pari di un leone ruggente, vi dà la caccia per sbranarvi. Al quale dovete resistere saldi nella fede.”
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