C’è un curioso e paradossale collegamento tra questi due pensieri se si considera lo scempio del male (tenebra) che dilaga sempre più e la subalternità della donna d’oggi alla cultura autoreferenziale e senza baricentro.
Come dire che recuperando la natura autentica della femminilità, Dio non starebbe più ricacciato in un angolo (luce).
QUANDO DIO VIENE MESSO ALL’ANGOLO dilaga il male. (Tenebra)
“Dinanzi all’orgoglio e all’arroganza degli uomini che possono perfino pervertire l’ordine naturale e arrivare a cambiare le tenebre in luce, si oppone Dio che non tollera tale depravazione e fa sentire con forza la sua voce: “Guai a quelli che chiamano il male bene e il bene male, cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro”. (Is. 5,20).
Sconvolgere l’ordine voluto da Dio implica anche un mutamento nella sfera dei sentimenti ai quali ci si riferisce con le immagini dell’amaro e del dolce. La tristezza, l’infelicità, il pianto, perfino la disperazione contraddistingueranno la vita di coloro che pensavano di godere, di gustare il dolce, mentre in realtà si riempiranno soltanto di amarezza. (Angela Maria Lupo, SIA LUCE, Edizioni OCD, 2023)
QUANDO SI RECUPERA LA FEMMINILITA’ AUTENTICA si fa strada il bene. (Luce)
“(…) Nella donna è impresso il femminile di Dio e che ognuna è chiamata a riconoscere e a manifestare tale realtà divina.Si evincerà che nella donna l’accoglienza, la bellezza, la tenerezza, la bontà, la gratuità, l’amore, la prossimità assumono un volto senza il quale la realtà di Dio non potrebbe rivelarsi in tutti i suoi aspetti sotto forma umana”. (Angela Maria Lupo, LA DONNA E IL FEMMINILE DI DIO NELL’ANTICO TESTAMENTO, Cittadella Editrice, 2022)
Carissimi e carissime, è un bel libro. Non troverete nulla di nuovo, ma se avrete la bontà di leggerlo, quello sarà il momento nuovo, il “qui ed ora” quasi magico pieno di possibili sorprese, come lo è ogni momento vissuto in funzione educativa.
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“C’E’ CHI INSEGNA GUIDANDO GLI ALTRI COME CAVALLI PASSO PER PASSO:
FORSE C’E’ CHI SI SENTE SODDISFATTO COSI’ GUIDATO.
C’E’ CHI INSEGNA LODANDO QUANTO TROVA DI BUONO E DIVERTENTE:
C’E’ PURE CHI SI SENTE SODDISFATTO ESSENDO INCORAGGIATO.
C’E’ PURE CHI EDUCA SENZA NASCONDERE L’ASSURDO CH’E’ NEL MONDO,
APERTO AD OGNI SVILUPPO MA CERCANDO D’ESSERE FRANCO ALL’ALTRO
COME A SE’, SOGNANDO GLI ALTRI COME ORA NON SONO:
CIASCUNO CRESCE SOLTANTO SE SOGNATO”.
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(Rosella Zilli)
Queste sono le parole scritte sulla quarta pagina di copertina del libroIL CARISMA EDUCATIVO di S. Antonio M. Gianelli scritto da Suor Rosella Zilli e avuto in dono proprio da lei, e desidero condividere con tutti voi questo dono e questa gioia.
La trattazione del tema educativo offerta dall’autrice, oltre ad essere una bella e succosa elaborazione culturale, ha un valore aggiunto perché prende spunto dalla intuizione carismatica di un Santo Vescovo ed è propriamente il valore aggiunto dell’esperienza concreta vissuta sulla propria pelle dal Santo Antonio M. Gianelli (Carro, 12 aprile 1789 – Piacenza, 7 giugno 1846) e dalle consacrate votate al suo seguito per la causa del Vangelo fin dalla prima ora.
Il tema educativo è sempre attuale, sia che lo si affronti e lo si sviluppi sul versante strettamente pedagogico (educazione dei fanciulli e dei giovani) sia che lo si sviluppi sul piano andragogico (educazione o rieducazione degli adulti).
Ed è proprio su questo secondo approccio della rieducazione degli adulti che vede impegnati professionisti e non, di vario genere (consulenti familiari, docenti, psicologi, educatori, psicoterapeuti, genitori, catechisti, sacerdoti, suore e via dicendo) che è bello e urgente focalizzare l’attenzione.
La ragione è semplice e sta nella constatazione che ad una adultità anagrafica non sempre sembra corrispondere una adultità oggettiva dell’uomo d’oggi.
Tanti adulti di oggi sono infatti confusi, impreparati, per non dire rinunciatari, di fronte al compito educativo a motivo, magari anche, della probabile discutibile educazione da loro stessi ricevuta.
Se a questa difficoltà si aggiunge il clima culturale attuale non certo favorevole ai valori di una civile coesistenza, anzi non di rado addirittura denigratorio nei confronti di questi, il problema si complica ulteriormente.
Così scrive l’autrice coinvolgendo nella sua analisi piccoli e grandi e mettendo il dito sulla piaga. “Sono fiori mai sbocciati, a cui non è stata data l’occasione di ascoltare i primi fremiti interiori, il nascere dei sentimenti, i risvegli dello spirito, le voci dell’anima, le inquietudini della ricerca, la bellezza del quotidiano. Anche oggi i bambini, le donne, i poveri, i malati, gli anziani rischiano di essere “scartati”, espulsi da un ingranaggio che dev’essere efficiente a tutti i costi. Tutti siamo vittime silenziose dell’inquinamento etico, di una “irresponsabilità diffusa”, che porta ad aggirare le leggi, le norme sociali condivise. Respiriamo una cultura della furbizia, che porta a vedere come un ostacolo alla propria autoaffermazione, le regole, i valori etici, la legalità, il bene comune, l’apertura al trascendente, l’amicizia civile. Sono minacciati gli ecosistemi dell’uomo, del pianeta, del cuore, dello spirito. Stiamo mettendo in pericolo il futuro dell’’uomo e lo sviluppo sostenibile?(…) Ritorna il richiamo del Gianelli: “Il bisogno di provvedere…” e il carisma educativo del Gianelli è una ventata di speranza, un manuale per attrezzarci al lavoro di formazione, per restituire alla famiglia e alla scuola la dimensione educativa, per cercare insieme un’etica condivisa.
Le Figlie di Maria SS. dell’Orto che vivono il carisma educativo della Carità Evangelica Vigilante,nato dall’ispirazione di S. Antonio Gianelli lo vogliono condividere con chi si impegna nell’educazione, con chi si occupa dell’assistenza ai più fragili e abbandonati nelle opere assistenziali, con chi si dedica alla cura dei malati, degli anziani, negli ospedali o nelle case di cura. Addentriamoci nell’esperienza di questo Maestro di vita, per imparare a percorrere, insieme, sentieri d’altura che richiedono un’adeguata attrezzatura culturale e spirituale”.
Rosella Zilli, IL CARISMA EDUCATIVO di S. Antonio M. Gianelli, Edizioni Figlie di Maria SS. dell’Orto.
Da che mondo è mondo, l’esclamazione “E’ la fine del mondo” riecheggia di secolo in secolo quando ci si trova circondati, assediati direi, dal male che dilaga. Una “fine del mondo” che come dice il poeta è “Imminente come pioggia da millenni” (Tenneesse Williams 1911 – 1983), ma che sembra non arrivare mai.
La medesima dinamica del temere, spaventati e angosciati, la fine disastrosa di tutto accadeva al tempo di Gesù, il che fa pensare che nulla sia cambiato da allora.
C’è un episodio del vangelo, al riguardo, sul quale è bene riflettere per non cadere nella trappola dello scoraggiamento, dell’angoscia o della lamentosità cronica.
Lo narra l’evangelista Marco al capitolo 13: “Mentre Egli lasciava il tempio, uno dei suoi discepoli gli disse stupito: “Maestro, guarda che pietre e che costruzioni!”. Gesù gli rispose. “Vedi queste grosse costruzioni. Non resterà qui pietra su pietra!”. Della serie come fare il guastafeste!
Infatti Gesù, invitato dal suo discepolo allo stupore e alla meraviglia davanti alla magnificenza del tempio, risponde catapultandolo di colpo nella paura, nello spavento, nel panico, nel terrore.
Paura e terrore che inducono il discepolo a chiedere subito a Gesù “quando” questo sfacelo sarebbe accaduto.
E da qui parte la risposta di Gesù, ma è una risposta che trascende il livello del “quando” per elevarla al livello del “come”. Più che conoscere “quando” ci sarà la “fine del “mondo” è importante “come” predisporsi interiormente allorquando avverranno accadimenti disastrosi e apocalittici.
E come predisposizione prioritaria su tutte, Gesù suggerisce di non lasciarsi ingannare da nessuno, di non andare appresso a falsi profeti, anche se si presentano a nome suo, ma di fidarsi assolutamente ed esclusivamente di Lui (a non fidarsi quindi di influencer, santoni, guru o pseudoveggenti di ogni razza, siano essi non credenti o credenti).
Precisato questo, Gesù da fondamento al suo dire dichiarando espressamente che le parole dei falsi profeti passeranno, esattamente come il cielo e la terra: “Ma le mie parole non passeranno”.
La solidità dell’edificio della fede è garantita, quindi, da queste parole di Gesù. Mantenersi saldi nella fede, in barba a tutto l’orrore del male, comporterà di conseguenza di ottenere un premio, non un contentino passeggero, ma un premio definitivo ed eterno, quello della salvezza: “Ma chi starà saldo fino alla fine, sarà salvato”.
È la fede, la solidità della fede, quindi, ad affrancarci da paura, da sgomento, da disperazione, da scoramento, qualunque cosa di terribile si presenti davanti ai nostri occhi.
Il dilagare del male al giorno d’oggi può indurre infatti molti credenti a cadere nella trappola diabolica dell’angoscia, dello scoramento e a non saper più a quale santo rivolgersi per guarire da tale malanno dell’anima che gli psicologi definiscono angoscia di morte.
Ed è anche la medesima psicologia a ricordare, per bocca dello psicologo svizzero Carl Gustav Jung (1875 – 1921), che l’angoscia di morte è curabile a un livello superiore rispetto al livello psicologico, e questo livello è il livello spirituale dell’anima.
Ecco le sue parole “Molte nevrosi dell’uomo moderno sono riconducibili ad un non risolto problema religioso”.
Senza sminuire il prezioso lavoro di terapeuti e psicoterapeutici, ovviamente, si può però arrivare a concludere che quando si sente Gesù dire con forza: “Non abbiate paura” e “Io sarò con voi fino alla fine del mondo” gli attacchi dell’angoscia di morte si rarefanno, perdono forza fino a scomparire.
È urgente e conveniente, a questo punto, fare nostro e mettere in pratica l’invito accorato di Pietro per il benessere temporale dell’anima e per la sua salvezza totale e definitiva: “Siate sobri e vigilate perché il vostro avversario, il diavolo, al pari di un leone ruggente, vi dà la caccia per sbranarvi. Al quale dovete resistere saldi nella fede.”
“Non puoi domare un cavallo selvaggio, lo uccideresti e gli toglieresti la libertà di essere com’è. Però, se vuoi, puoi imparare a corrergli affianco, imparando cosa sia quell’infinito brivido chiamato libertà”. (Paulo Coelho)
La felicità è una scelta quotidiana. Non la trovi in assenza di problemi. La trovi nonostante i problemi”. (Stephen Littleward)
“Ti indicherò un filtro amoroso, senza veleni, senza erbe, senza formule magiche: se vuoi essere amato, ama”. (Seneca)
“La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare”. (Jiddu Krishnamurti)
“Ci vuole un minuto per notare una persona speciale, un’ora per apprezzarla, un giorno per volerle bene, tutta una vita per dimenticarla” (Charlie Chaplin)
“Un solo piccolo pensiero positivo al mattino può cambiare l’intera giornata”. (Dalai Lama)
“Vivere è la realtà più rara al mondo. La maggior parte della gente esiste, e nulla più”. (Oscar Wilde)
Si può essere padroni di quello che si fa, ma mai di ciò che si pensa”. (Gustav Flaubert)
“Se non posso fare grandi cose, posso fare piccole cose in un modo fantastico”. (Martin Luther King Jr.)
Non permettere alle tue ferite di trasformarti in qualcuno che non sei “. (Paulo Coelho)
“Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte”. (Khalil Gibran)
“Guai a chi avrà amato solo corpi, forme, apparenze. La morte gli toglierà tutto. Cercate di amare le anime. Le ritroverete”. (Victor Hugo)
“Finché porterai un sogno nel cuore, non perderai mai il senso della vita”. (Mahatma Gandhi)
Il presente sito ruota attorno ad alcune realtà-dimensioni esistenziali quali:
strada, parola, camminare, seme, psiche, sentimento, fede, amore, famiglia spiritualità...
Due citazioni introduttive intendono meglio orientare i fruitori dei vari contenuti:
"Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e l'orizzonte si sposta dieci passi più in là. Per quanto io cammini non la raggiungerò mai. A cosa serve l'utopia? Serve proprio a questo, a camminare" (Eduardo Galeano)
"La tempesta può disperdere i fiori, ma non può distruggere i semi" . (K. Gibran)