Archivi del mese: giugno 2024

QUALCHE PASTICCINIO

OGGI TROVO QUESTO DA CONDIVIDERE

  • “Il più potente è colui che ha sé stesso in proprio potere”. (Seneca)
  • “Nessuno è perfetto… beh, veramente uno lo è stato. Ma l’abbiamo ucciso!”.
  • Il verbo “immaginare” si può leggere tranquillamente così: IN ME MAGO AGERE (etimologia della lingua latina) e cioè LASCIO AGIRE IL MAGO CHE E’ IN ME”.

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

CHE BEL ROMANZO HA SCRITTO LA MIA CHIARA

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

IL PARADOSSO DELLA PREGHIERA DI CHI NON CREDE IN DIO

 “Ti supplico, mio Dio, cerca di esistere, almeno per un poco apri i tuoi occhi, ti supplico. Non avrai altro da fare che questo, seguire ciò che succede: è ben poco! Ma, o Signore, sforzati di vedere, te ne prego! Vivere senza testimoni, quale inferno! Per questo, forzando la mia voce, io grido, io urlo: Padre mio, ti supplico e piango. Esisti!”.  

  (Aleksandr Zinov’ev, ateo russo, nato a Mosca nel 1922, esponente della letteratura del dissenso durante il regime comunista sovietico, autore del romanzo CIME ABISSALI che lo costrinse all’esilio)

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

LE COSE VANNO MALE SE SI ACCANTONA DIO

                                L’ARROGANZA DELL’IDEOLOGIA GENDER       

                   (Nazareno Marconi, Vescovo di Macerata, Da GESU’ MAESTRO – n. 3, 2015)                                                               

  Quando ho cominciato a interessarmi alla questione dell’ideologia Gender, la prima sensazione è stata di stupore. C’è un detto attribuito a Cicerone che recita: “Non esiste al mondo una idiozia così grande, che qualche filosofo non abbia già detto”.

    Cioè, le teorie, per quanto stupide, sono già state sostenute nel passato da qualcuno. Ma vi posso assicurare che, per quanto abbia ricercato, nel passato dell’umanità nessuno ha mai sostenuto che, se una donna si comporta da donna e  un  uomo da uomo, non solo nelle preferenze sessuali, ma anche negli atteggiamenti e nel modo di pensare e di vedere il mondo, questo non dipende dal fatto di avere una differenziazione sessuale fisica e cromosomica, ma solo dall’essere stati educati a giocare con le bambole le bambine e i bambini con i soldatini.

   Questa teoria strampalata è proprio in estrema sintesi, ciò che sostiene l’ideologia Gender. Ci sarebbe da riderci al bar, se non avesse conseguenze disastrose sul futuro dei nostri giovani.

   La differenziazione sessuale tra un uomo e una donna è così profonda che ogni cellula ne porta impresso il segno, nel suo corredo cromosomico, fin dal concepimento.

   Nei miei studi di archeologia, ho visto varie volte i resti di uno scheletro di migliaia di anni fa, che un bravo medico sapeva subito riconoscere come maschile o femminile.

   I segni della nostra differenziazione sessuale compaiono immediatamente con l’inizio della vita e restano molto oltre la nostra morte.

   La Bibbia ci dice che sono una parola che il Creatore ha posto nella carne umana  una vocazione per ogni persone, fin dall’inizio. “maschio e femmina li creò”, invitandoli a vivere da uomo e da donna in una bellissima uguaglianza di dignità, pur nella diversità dei sessi.

   Cos+ l’umanità ha vissuto per millenni, finché pochi attivisti molto agguerriti, del movimento omosessuale americano e poi mondiale, non vi hanno visto la soluzione di un loro problema.

   Per anni si erano impegnati a promuovere studi che mostrassero l’esistenza di un terzo sesso, si cercava un’origine genetica dell’omosessualità per rivendicare la loro condizione come “naturale”, pari a quella dei maschi e delle femmine.

   Tutto questo studio non trovò nulla, anzi diede forza a chi sosteneva che almeno la stragrande maggioranza degli omosessuali fossero persone condizionate da esperienze traumatiche o da pesantissimi condizionamenti ambientali.

   Allora si decise di cambiare strategia sposando l’ideologia Gender: non cercare più una base fisica e naturale dell’omosessualità, ma distruggere la base fisica e naturale della differenziazione sessuale.

   Avrebbero così potuto sostenere che, se tutti sono ciò che sono per l’influsso dell’ambiente, siamo tutti sullo stesso piano e la natura non ha nulla da dire né sull’omosessualità né sulla eterosessualità.

   La molla di tutta questa passione, secondo alcuni esperti, sarebbe da ricercare nel fatto che chi vive l’omosessualità vive un disagio profondo. Si sente scisso tra sesso biologico e predisposizione affettiva e la risposta del movimento gay è che non deve cercare in sé le risposte per trovare equilibrio e pace, ma incolpare il mondo intero del fatto che ancora distingue tra uomini e donne.

   Secondo loro sarebbe questa distinzione a far soffrire le persone e andrebbe perciò eliminata. Non so se tutto questo sia esatto al cento per cento, ma la ricostruzione mi convince e spiega molte cose.

   Soprattutto mi permette di pensare che, chi si impegna a sostenere la teoria del Gender, cercando e trovando appoggi politici, con l’arroganza di chi sa manipolare i mass media, anche barando e dicendo grandi falsità pericolose, non è un malvagio incallito, ma solo una persona ferita che cerca in modo sbagliato di fare meglio.

   Credo perciò sia giusto ricercare la verità e smascherare la menzogna. Non si tratta perciò, in questo campo, di fare una crociata contro qualcuno, ma di credere alla frase di Gesù: “Solo la verità vi farà liberi” (Gv. 8, 32).

   E’ nella ricerca della verità che libera tutti e permette di camminare sulla via del bene, che ho incoraggiato un cammino di conoscenza del problema da parte di tutti, con la collaborazione di tante associazioni e movimenti che hanno a cuore il bene dei nostri giovani e dei bambini.

   Pensate soltanto che a partire da questa idea derivano conseguenze del tipo: “Non ha nessuna importanza per un bambino se ha un padre o una madre, o due padri, o due madri, o tre o diciotto”.

   Questa dichiarazione è della presidente del movimento pro – adozioni gay “Famiglie arcobaleno”.

   Basterebbe controbattere che negli studi sui bambini accolti in orfanatrofi tutti tendono naturalmente a individuare tra chi li assiste, una figura maschile e una figura femminile, a cui si affezionano istintivamente, evidentemente ricercando un padre e una madre.

————————————————————————————————————————————————

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

Bellissimi libri di Suor Angela Maria Lupo

CHI CERCA TROVA, recita un proverbio, ma anche chi non cerca talvolta trova, che è ancora meglio, perché ciò attiene a quella categoria di eventi che si potrebbe denominare come categoria dei misteri curiosi della vita.

   Misteri curiosi fatti prevalentemente di incontri non cercati ma trovati, casuali pertanto nel senso profondo della parola.

   Profondo perché con sapore di mistero, se è vero quanto afferma Einstein che “Il caso è Dio che gira in incognito”.

   Allora c’è da lasciarsi andare a godere di questi eventi casuali, curiosi e misteriosi che la vita ci mette tra i piedi ogni giorno. Lasciarsi andare a godere e a ringraziare.

   Uno di questi eventi è stato l’incontro con Suor Angela Maria Lupo in occasione della presentazione del libro LA MISTICA DELLA SOFFERENZA (scritto con Suor Caterina Ciriello che sempre “casualmente” incontrai il 9 febbraio scorso, in occasione della partecipazione alla trasmissione di TV 2000 nella rubrica SIAMO NOI dedicata alla preghiera e condotta magistralmente da Gabriella Facondo).

   Partecipazione a questa trasmissione a sua volta nata da un incontro “casuale” con Gabriella Facondo in occasione della presentazione del libro SPORCATI LE MANI scritto insieme ad Antonino Serra.

   Come dire un incontro tira l’altro! La conclusione di tutto questo avvicendarsi di “incontri” casuali, curiosi e misteriosi è la presentazione di alcuni testi avuti in dono da Angela Maria Lupo che ringrazio di vero cuore.

ANGELA MARIA LUPO, passionista di San Paolo della Croce, è professoressa ordinaria di Sacra Scrittura nell’Istituto Superiore di Catechesi e Spiritualità Missionaria della Pontificia Università Urbaniana e membro ordinario del Comitato scientifico della Cattedra “Gloria Crucis” alla Pontificia Università Lateranense. E’ autrice di contributi nel campo della teologia biblica e della spiritualità veterotestamentaria. Tra le sue ultime pubblicazioni ricordiamo: “Sia Luce!”, itinerario biblico-teologico dalle tenebre alla luce (2023); La donna e il femminile di Dio nell’Antico Testamento (2022); Le piaghe d’Egitto, Dalla schiavitù del faraone al servizio di Dio (2021).———————————————————————————————————————————–

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

Questa riflessione richiede lettura attenta e serena

CATTOLICI E DIRITTI CIVILI

(ovvero il problema serio della deriva culturale e della incompatibilità logico – psicologico – spirituale di certe scelte)

   A proposito di “cristiani per il socialismo” (ma i cristiani non dovrebbero essere per il Regno di Dio?) o di “cattolici del dissenso” (anni 60) e di cattolici odierni finiti nelle file di formazioni politico – partitiche che sventolano chiassosamente la bandiera dei “diritti civili”, mi vien voglia di condividere, con chi avrà la bontà e la pazienza di leggere, alcune considerazioni in chiave psicologico-spirituale senza voler entrare assolutamente nel sacrario della coscienza delle singole persone.

   E lo faccio chiedendomi (e chiedendo sommessamente a chi legge) a quale logica psicologica e spirituale (e culturale) ubbidisca una scelta di militanza insieme a persone che reclamano l’aborto come diritto, addirittura civile.

   A chi blatera di diritto di abortire voglio ribadire molto semplicemente che non può essere un diritto quello che non è un bisogno!

   Si è vivi e si cresce in ragione della soddisfazione dei bisogni (mangiare bere, respirare, verità, amore…). È un non senso logico e ontologico asserire che abortire sia un bisogno! Sarebbe come dire che si ha diritto di volere una cosa di cui non si ha bisogno.

   Aggiungo però che tale scelta potrebbe avere la sua scaturigine da quel magma composto di idee ed emozioni incistate alla rinfusa in quel contenitore chiamato inconscio.

   Tutta la letteratura scientifica ha già chiarito che fino a quando non si riesce a portare allo scoperto tale magma dell’inconscio, a farlo accedere al livello della coscienza, esso agisce indisturbato, non di rado orientando comportamenti o scelte magari discutibili.

   Come potrebbe essere il caso della deriva culturale (ravvisata anche da pensatori laici e non solo) che sta alla base di certe scelte di cattolici per aree culturali dichiaratamente in antitesi con il dettato della fede, di una fede adulta, in antitesi anche del puro e semplice dettato antropologico.   

   Tale perniciosa deriva culturale (cultura post illuministica) ha gradatamente indotto a pensare e ritenere che quanto non sia dimostrabile “razionalmente” semplicemente non possa esistere o che comunque non sia razionalmente appetibile.

   Ma l’essere umano non è dotato anche di intelligenza spirituale oltre che di intelligenza razionale? (Animus e Anima di Sant’Agostino?).

   È lo stesso Einstein ad affermare che “Chi non accetta il mistero non è degno di vivere” lasciando intendere che l’area del mistero va frequentata e goduta anziché cocciutamente indagata e spiegata. Un curioso e paradossale aforisma dice: “Se si toglie il mistero non si capisce più niente”. (Pronzato)

   “L’ultimo passo della ragione è quella di ammettere che vi sono cose che la superano” e “Ci vuole tutta una vita per capire che non si può capire tutto”.

   Un altro passaggio di tale deriva culturale è rappresentato dal “sento quindi sono” (che va a sostituire pericolosamente il Cartesiano “penso quindi esisto”) aprendo la strada a comportamenti o a scelte sulla base del sentimento del momento, salvo poi a sconfessarla un minuto o anno dopo.

   Non è detto che sentirsi bene significhi si stare bene. Così come sentirsi bravi, geniali, cretini, omosessuali, non è detto che lo si sia!

    Un altro passaggio, più sottile, di tale deriva culturale, è quella osannata dai propugnatori dei diritti.

   Sembra di essere passati dal “tutto è grazia” (così conclude un romanzo di George Bernanos) al “tutto è diritto”.

   Peggio ancora, si sostiene che si ha diritto di avere tutto quello che piace (che è poi la dinamica del bambino già stigmatizzata da Freud in tempi non sospetti).

   A quando il diritto di esistere, mi vien da dire con una sfacciatissima battuta paradossale?

   Aggiungo: e se il desiderio di avere nascondesse il bisogno di essere? Se Eva non avesse ceduto frettolosamente (e senza chiedere nulla ad Adamo) al desiderio di cogliere il frutto perché bello, e piacevole alla vista si fosse impegnata ad essere lei piacevole e gradevole nella relazione?  Desiderio di avere nasconde e rivela bisogno di essere.

   Ricorda un aforisma: “Amare è avere fame insieme e non mangiarsi l’un l’altro”.

   Scriveva Gandhi: “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo (nell’altro)”.

   Scriveva Simone Weil: “Se per aver mangiato un frutto entrò la rovina nel mondo, la salvezza consisterà nell’atteggiamento contrario, quello di guardare un frutto senza mangiarlo”

   Cosa avrebbe potuto dire (o fare) il Creatore se si fosse sentito dire dalla sua fresca creatura coniugale: “Abbiamo il diritto di assaggiare il frutto dell’albero che tu ci hai proibito di toccare?”.

   La dinamica perversa che è alla base della consacrazione del primato dei diritti è la dinamica dell’autoreferenzialità, la dinamica della puzza sotto il naso, dell’intellettualità senza umiltà.

   “Dio esiste, rilàssati, non sei tu”, ammonisce un simpatico aforisma che ha fatto irritare molti atei scientifici (Gli atei “nobilmente pensosi” come disse papa San Paolo VI hanno invece sorriso di questo aforisma).

   In sintesi, la dinamica perversa (inconscia) di questa deriva culturale è quella di non voler ammettere, umilmente, che c’è una linea netta di demarcazione tra l’area del bene e quella del male.

   Non posso avere il diritto di agire un comportamento e il suo esatto contrario. È curioso pensare che la libertà consista anche nel poter avere (a piacimento) il mal di denti oltre che essere libero dal mal di denti.

   È curiosissimo, e pericolosissimo e patetico, voler provare a fare esperienza del male in ribellione contro chi lo aveva proibito oppure per avere la prova che porta male.

   È anche paradossalmente curioso voler fare prova momentanea di esperienze per scoprire se ne valga la pena di sceglierle per sempre. Come il comportamento di chi vuole provare a morire per vedere come va o come il comportamento di chi vuol fare prova di matrimonio (convivenza) senza volervi entrare. “L’amore è come la morte non si può provare” ammonisce un proverbio.

   E se il Creatore, prima di decidersi a creare, avesse voluto tentare con un “provino”, come sarebbe andata a finire.

(Gigi Avanti – http://www.gigiavanti.com)

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie

ASCOLTARE CON MOLTA ATTENZIONE

                    COMMENTO OMILETICO DOMENICA 16 GIUGNO 2024

                                                              (Mc. 4, 26-34)

MEDITAZIONE:

   Il brano di vangelo di oggi narra di Gesù che prima di raccontare le due parabole inizia con una richiesta di “attenzione”, inizia cioè a raccomandarci di metterci in sintonia profonda con quanto andrà a raccontare, pena incomprensioni e confusione mentale di cui ognuno sarà responsabile.         Come dire che a chi ascolta con attenzione verrà dato di capire qualcosa in più, mentre a chi ascolta distrattamente toccherà il curioso destino di capire ancor meno.

    Quindi l’attenzione profonda è quella che consente di capire oltre la superficie delle metafore usate da Gesù nelle sue parabole.

   Curioso notare che la parola parabola e la parola diavolo hanno una comune radice etimologica nel verbo della lingua greca “paraballein” (da cui parabola) che significa andare oltre il racconto per accedere al suo significato profondo, e nell’altro verbo della lingua greca “diaballein” (da cui diavolo) che significa separare, dividere e che, quindi, applicato alla parabola potrebbe significare di separare il racconto parabolico dal suo significato e quindi non capirlo.

   Se ne deduce che “ascoltare distrattamente” potrebbe essere l’anticamera della tentazione, se non una tentazione vera e propria.

   Detto ciò veniamo a cercare di cogliere uno dei possibili significati delle due parabole che hanno in comune di veder paragonato il Regno di Dio ad un seme, un seme di grandezza normale e uno di piccolezza assoluta.

   Quello che ci pare di cogliere immediatamente è la sottolineatura dell’atteggiamento del seminatore. Un atteggiamento di totale fiducia nel seme (che cresce e si sviluppa “senza che egli sappia come”) e di paziente attesa del tempo della raccolta.

   Il primo insegnamento che ne deriva è quindi quello di non affannarsi o dannarsi l’anima nel tentativo di volerla salvare, ma di lasciar fare allo Spirito in totale abbandono, serena fiducia e paziente attesa della maturazione del seme in frutto. Nessuna agitazione, frenesia, ansietà deve quindi caratterizzare la testimonianza del vangelo. “L’agitazione è la maledizione del mondo” scriveva San Pio da Pietrelcina.

   Il secondo insegnamento ce lo offre il dettaglio relativo al seme di senape, il più piccolo fra tutti i semi. Potrebbe suggerire, questo riferimento alla estrema piccolezza del seme di senape, di non scoraggiarsi della piccolezza o addirittura invisibilità (penso ai monaci, agli eremiti, alle claustrali) del proprio testimoniare, ma di tirare avanti e perseverare con il sorriso del cuore e la quiete dell’anima.

—————————

www.omelie.org

www.gigiavanti.com

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, poesie