A PROPOSITO DI SCELTE

              “L’AMORE E’ COME LA MORTE, NON SI PUO’ PROVARE”

        (ovvero della differenza tra “convivere” e “convivere per sempre”)

   Se si volesse paragonare ad un “provino” la scelta di “convivere” per un certo  periodo di tempo prima di scegliere di “convivere per sempre” se ne potrebbero ricavare alcune considerazioni.

   Non è detto infatti che se un provino dovesse andar bene per il presente,  questo possa rassicurare anche sulla riuscita positiva per il futuro, così come se un provino dovesse andare male si venga bocciati  per il resto della vita.

   Il punto sul quale fare luce, con discrezione e garbo, è più in profondità ed attiene all’area dell’inconscio, area così ben investigata da quegli studiosi dell’animo umano che sono gli psicologi.

   A detta di questi professionisti che da tempo si adoperano per offrire sollievo e cura del soffrire umano, a determinare molte scelte di vita sono, non di rado ed in grande percentuale, talune dinamiche inconsce.

   Le dinamiche inconsce sono costituite da quel retrobottega del pensiero fatto di supposizioni, di precomprensioni, di aspettative  talvolta di pregiudizi che non sempre si ha l’umiltà di passare al vaglio della razionalità o della obiettività.

   Come sembra accadere proprio nella dinamica del voler scegliere la “convivenza temporanea” per testare la capacità reciproca di optare poi per una scelta di “convivenza definitiva”.

   Va detto, a questo punto, che il presente discorso non entra nell’ambito della coscienza dei due, coscienza nel cui sacrario è fatto divieto assoluto a chiunque di entrare,

   Qui si vuole entrare, in punta di piedi, nel merito del discorso  facendo luce sulla dinamica inconscia (paradossale, direi) che porta ad operare una scelta di matrimonio senza voler entrare effettivamente nel matrimonio, ad operare cioè una scelta temporanea “come se” fosse una scelta definitiva. E una scelta definitiva comporta di dovere fare i conti col “per sempre”.

   Vero è che se si vive bene il presente si vivrà bene anche il futuro, ma ad una condizione, quella di vivere il “segmento” consapevoli che esso è parte di una “retta” che va all’infinito.

   E’ il “per sempre” (scelta che abbraccia anche il futuro) a garantire paradossalmente il buon funzionamento del presente e non viceversa. Se si sceglie il per sempre si va sul  sicuro anche sul presente.

   Non sembra rassicurante, psicologicamente parlando, voler vivere una esperienza parziale caricandola di una valenza totale di significato.

   Senza dimenticare il dato reale della fragilità originata e ereditata dalla creatura umana a causa della scelta sciagurata operata dalla prima coppia della storia, scelta che è  la radice di tutti quei frutti marci che rendono il vivere umano pieno di complicazioni, di contraddizioni, di peccato.

   Qualche aforisma per dar forza a tali riflessioni:

“Quando uno inizia una relazione si trova di fronte a un dono parziale. Quando si giunge alla relazione sessuale il dono del corpo è totale, ma se il dono non prevede un impegno personale duraturo è come se accadesse un furto: uno dona il suo corpo per riprenderselo. La relazione sessuale comporta scelte impegnative”. (J. Bastaire)

“Se l’amore non ha obbligatoriamente bisogno della sessualità per esprimersi, la sessualità umana ha invece sempre bisogno dell’amore per esprimersi in tutta la sua pienezza”. (J. Bastaire)

“Non è molto intelligente voler provare cos’è la morte con un lungo sonno; né è cosa più saggia pretendere di sperimentare l’unione coniugale senza prima entrare nel matrimonio”. (Bovet)

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(Gigi Avanti)

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