DIO HA IL MAL DI CUORE
E’ un titolo paradossale, perché il paradosso è la chiave che apre la porta allo spazio
infinito del mistero e la sofferenza di Dio è proprio il cuore del mistero.
E sul mistero c’è poco da ragionare, molto più conveniente e saggio essere buongustai di
mistero e consegnarsi cuore e anima a goderne.
Nel capitolo introduttivo al libro citato in calce viene dimostrato proprio questo: che se
soffrir d’amore è esperienza umana diffusa, amare di soffrire è quel quid in più che
appartiene solamente a Dio.
E questo libro, ricco di citazioni e di vissuti di santità mistica e non, ne è una
dimostrazione nutriente e confortante per la mente, per il cuore e per l’anima.
“Nel mondo di oggi non basta più dire di essere credenti, occorra manifestare con la
propria vita, piuttosto che con le parole, il Dio nel quale si crede.
Non si tratta di avere delle idee su Dio più o meno ortodosse o di rappresentarlo con
variegate immagini stereotipate che alimentano soltanto l’idolatria e distruggono la fede
autentica e la vita dei credenti.
E’ necessario partire da ciò che Dio stesso ci ha rivelato di sé. Attraverso queste pagine
intendiamo mettere in luce un aspetto del mistero di Dio che non è stati finora abbastanza
esplorato: la sofferenza.
Tra i concetto biblici riferiti a Dio messi maggiormente in risalto negli ultimi decenni
figurano l’onnipotenza, la giustizia, la sovranità, la salvezza, la redenzione, l’amore e la
misericordia.
E’ stato approfondito il tema della sofferenza dei giusti,dei profeti, di Gesù, ma si è parlato
poco, quasi per nulla, della sofferenza del Dio d’Israele.
La filosofia nega la possibilità che Dio possa soffrire, dal momento che la sofferenza
indica uno stato o una condizione sfavorevole che, una volta sopraggiunta, crea delle
conseguenze nefaste su quanti ne sono investiti, un qualcosa di cui si è vittima passiva.
Parlare della sofferenza di Dio per la filosofia significherebbe non tener conto della natura
di Dio che è caratterizzata da autarkia (autosufficienza) e apatheia (impassibilità).
La novità biblica consiste invece nel mettere in luce che anche Dio soffre. L’idea della
sofferenza di Dio è – nello stesso tempo – un paradosso e un mistero: non significa che Dio
possa essere influenzato da ciò che l’essere umano fa o che omette di fare; la sofferenza
rende evidente sia l’interesse di Dio per le sue creature sia l’occultamento del suo potere.
Siamo soliti associare l’idea di Dio all’onnipotenza, alla grandezza, alla maestà e alla
perfezione assoluta e sembrerebbe quasi inconcepibile che Dio possa essere coinvolto in
tutto ciò che caratterizza l’esistenza umana.
Eppure è così! Dio, il Creatore e Signore di tutte le cose, è profondamente coinvolto con
ognuno di noi, non è un osservatore distaccato, disinteressato o impassibile.
Eventi e azioni umane suscitano il Dio gioia e dolore, piacere o ira; perciò, se l’uomo
soffre, possiamo dire per analogia che anche Dio soffre. Sarebbe inesistente un Dio nel
quale non vi fosse alcuna passione!
Ogni pagina della Scrittura è dunque intrisa della sofferenza di Dio! Non si tratta di porre
l’enfasi su ciò che Dio “subisce” da parte degli uomini, poiché Dio non patisce alcunché e
in Dio la sofferenza implica non tanto una sua diminuzione, ma una manifestazione
dell’onnipotenza del suo amore.
Per il fatto che Dio ama, allora egli reagisce anche intimamente agli eventi della storia ed è
influenzato dalla condotta dell’uomo, come ha ben segnalato il grande pensatore e rabbino
del secolo scorso Abraham Joshua Heschel: “Tutto ciò che l’uomo fa influisce non solo
sulla sua vita, ma anche su quella di Dio, nella misura in cui è rivolta all’uomo. Il valore
dell’uomo eleva l’uomo al di sopra dello stadio di semplice creatura. Egli è un compagno,
un partner, ha un ruolo attivo nella vita di Dio “ (Da Il messaggio dei profeti, Borla, Roma
2007, p. 12).
La sofferenza di Dio si deve intendere come la sua viva preoccupazione per l’essere
umano, un vero e proprio ponte tra Dio e l’uomo, una via mistica che riallaccia il rapporto di
alleanza infranto dalla disobbedienza e dal peccato”.
Caterina Ciriello – Angela Maria Lupo, LA MISTICA DELLA SOFFERENZA, con prefazione di
Gianni Sgreva.
(Itinerario biblico – spirituale per ri – definire il volto di Dio e dell’uomo, Edizioni
Messaggero Padova 2024)
CATERINA CIRIELLO è docente di teologia spirituale e storia della spiritualità presso la
Pontificia Università Urbaniana a Roma. Ha pubblicato: Il Dio che pensiamo di conoscere
(2023); Essere donna nella città attuale (2020); Donne ed evangelizzazione in Europa (2018);
Pietro Pavan, Le metamorfosi della dottrina sociale della Chiesa durante il Pontificato di Pio
XII (2012); Dorothy Day, le scelte dell’amore (2011)
ANGELA MARIA LUPO, passionista di San Paolo della Croce, è professoressa ordinaria di
Sacra Scrittura nell’Istituto Superiore di Catechesi e Spiritualità Missionaria della Pontificia
Università Urbaniana e membro ordinario del Comitato scientifico della Cattedra “Gloria
Crucis” alla Pontificia Università Lateranense. E’ autrice di contributi nel campo della
teologia biblica e della spiritualità veterotestamentaria. Tra le sue ultime pubblicazioni
ricordiamo: “Sia Luce!”, itinerario biblico-teologico dalle tenebre alla luce (2023); La donna
e il femminile di Dio nell’Antico Testamento (2022); Le piaghe d’Egitto, Dalla schiavitù del