UNA BRUTTA BESTIA L’INVIDIA

   E’ bello e proficuo posizionarsi su quel crinale dove scienza psicologica e scienza spirituale si sorridono, ammiccano e talvolta si abbracciano.

   E’quanto si scopre in questo stralcio del Recalcati relativo alla dinamica, per lo più inconscia, che fa soffrire l’invidioso.

   Leggendo la pregevole articolazione dei pensieri del Recalcati, è quasi impossibile, al riguardo di tale dinamica, non ricordare questa espressione della Bibbia: “Per invidia del diavolo è entrata la morte nel mondo”. (Sap. 2, 3-3,9). 

   Se si applica la dinamica elaborata del Recalcati al dissidio tra il diavolo e Dio sembra che il cerchio quadri o che i conti tornino.

L’INVIDIA

   Mentre l’odio risponde al conflitto amico – nemico, all’antagonismo tra differenti, tra radicalmente e irriducibilmente diversi, l’invidia implica una prossimità promiscua tra l’invidioso e l’invidiato. Non si invidia chi non appartiene al nostro mondo, ma solo chi è come noi, non troppo diverso da noi , ma più fortunato di noi, più capace di noi, più ricco di noi.

   Mentre l’odio si presta ad essere cavalcato politicamente, ad armare la mano contro lo straniero, contro l’antagonista, contro il difforme, l’invidia anima più subdolamente il risentimento contro chi, essendo come me, ha (immeritatamente) più di me.

   L’invidia è sempre cieca perché colpisce chi come noi ha più di noi. Non è mai invidia di qualcosa, di qualità o proprietà. Se spingiamo l’analisi del sentimento invidioso a fondo, come oggetto dell’invidia non troveremo altro che la vita stessa.    L’invidia è sempre, come sosteneva anche Lacan, “l’invidia della vita”, della vita dell’altro che ha più vita della mia.

   Non si può, ovviamente, avere invidia della vita misera, depressa, spenta. L’invidia è sempre invidia della vita felice, è sempre  invidia della vita piena.

   La colpa innocente del giovane uomo assassinato nel mucchio era probabilmente quella di sorridere, di avere in quel momento nel suo viso più luce di altri.

   La disperazione dell’invidioso non può, infatti, sopportare la ricchezza della vita degli altri, soffre impotente e tristemente, come ricordava Tommaso d’Aquino, per il bene altrui.

   Viviamo in un tempo che alimenta costantemente l’invidia invece della lotta e del conflitto contro le ingiustizie.

   L’invidia ha preso il posto della critica sociale e della giusta domanda di riscatto talvolta penetrando nella stessa dinamica politica con effetti disastrosi; privatizzando il conflitto, rendendolo senza finalità, promuovendo la distruzione fine a se stessa alla lotta per l’emancipazione.

   Nei social come nelle nostre strade, chi sa ancora sorridere rischia di essere bersaglio  dell’invidia degli altri esclusi dalla ricchezza della vita. Ma l’invidia rovina Innanzitutto la vita dell’invidioso, e  non quella di chi è solamente colpevole di saper ancora sorridere alla vita.

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Massimo Recalcati, A PUGNI CHIUSI (Psicoanalisi del mondo contemporaneo) – Feltrinelli 2023

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