SE DALLA VITA NON SI ESCE VIVI…

                                    SALVIAMO L’UMORISMO

                                        (tanto dalla vita non si esce vivi!)

   Per iniziare questa riflessione sull’umorismo premetto due considerazioni trovate per caso leggendo qua e là.

   Una, con lieve sfumatura paradossale,  dice:”Non fidatevi delle persone che non sorridono mai perché non sono persone serie”.

   E l’altra, più seria: “Umiltà e umorismo, parole care alla spiritualità cristiana. Per imparare ad accogliere il nostro limite (umiltà) ed anche per imparare ad accogliere l’originalità dell’agire di Dio nella nostra vita (umorismo)”.

   Senza dimenticare che anche lo Spirito Santo può essere, paradossalmente parlando, “spiritoso”. 

   Vero è che la barca del mondo naviga in acque agitate come non mai. Ha bisogno di sostegno per evitare il naufragio e ad offrire tale sostegno perché non pensare alla risorsa del’umorismo?

   Avere il senso dell’umorismo significa possedere la chiave dell’allegria. E della santità.

   E’  la pedagogia della gioia, in termini moderni della serenità, ad essere liberatoria dalle nevrosi e stimolatrice di creatività, in quanto infonde speranza, voglia di lavorare, di studiare, di vivere e di convivere.

   L’allegria non serve infatti soltanto alla distensione psichica del soggetto, ma è anche uno stimolo creativo ai suoi valori interiori e a un positivo comportamento sociale.

    Il senso dell’umorismo, infatti,  è la capacità di vedere il lato buffo delle cose anche in situazioni tristi e spiacevoli.

   Un imbianchino cade dal secondo piano restando incolume. Una signora caritatevole gli offre un bicchiere d’acqua, poi domanda: “Mi scusi, da che piano bisogna cadere per avere un bicchiere di cognac?”.

   Un giorno il professor Cagnotto entra in classe e vede scritto sulla lavagna: “Cagnotto asino!”. Senza scomparsi, domanda: “Chi è che ha scritto il suo nome accanto al mio?”.

   L’umorismo è segno di maturità. La prima volta che si ride di una battuta a proprie spese, si può dire di essere diventati adulti, notano tutti gli psicologi a qualsiasi scuola appartengano.

   L’umorismo rende simpatici. Non fa forse sprizzare gioia attorno a sé chi, ad esempio, aggiorna in modo scherzoso i vecchi proverbi?

   Qualche esempio:

“Chi dorme non piglia la curva”. “Il mondo è fatto a scale. Chi è furbo prende l’ascensore”. “Si dice il peccato, ma non il deputato”. “Chi tardi arriva, mal parcheggia”. “L’occasione fa l’uomo ministro”. “Chi fa da sé fa per tre e crea quattro disoccupati”. “Tra moglie e marito, preferisco la moglie”. “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il cominciare”. “Siamo tutti sulla stessa barca e soffriamo tutti il mal di mare”.

   L’umorismo è una forza. Lo scriveva Sigmund Freud: “L’umorismo è il più potente mezzo di difesa. Permette  un risparmio di energia fisica.  Con una battuta di spirito blocchiamo l’irrompere di emozioni spiacevoli”.

   Non può essere che così. L’umorismo, infatti, sdrammatizza tutto. Sdrammatizza le cose più banali.

   “Mi sono spaccato il pipistrello della mano sinistra” scherzava Totò. Sdrammatizza la morale: “Dopo il peccato di Adamo non si riesce più a commettere un peccato originale”.

   Sdrammatizza il matrimonio. Un tale va a confessarsi: “Padre, sono sposato”. “Ma questo non è un peccato”, risponde il confessore. “Me ne pento lo stesso”.

   Sdrammatizza gli imprevisti. Quando il futuro Papa San Giovanni XXIII fece l’ingresso come Patriarca a Venezia, un colombo gli lasciò cadere dall’alto un poco pulito ricordo. Gelo tra gli astanti. Il porporato sdrammatizzò: “Per fortuna non volano le mucche!”

   Sdrammatizza anche la religione. Un turista osserva il parco macchine del Vaticano e, scuotendo la testa, dice alla guida: “E pensare che tutto è cominciato da  un asino”!

   Sdrammatizza persino la morte: “Peccato che per andare in Paradiso non si possa prendere un taxi,  ma si debba prendere un carro funebre”.

    Insomma, salvare l’umorismo non è un optional, ma un dovere sociale. Un giorno Charles Schulz, il celebro disegnatore statunitense, autore di Linus e  del cane Snoopy, ha confidato: “Se mi fosse possibile fare un regalo alla prossima generazione, darei ad ognuno la capacità di ridere di se stesso”.

   Per riconoscere se anche nella famiglia va bene, basta chiedersi,  ogni tanto: “Ci divertiamo ancora insieme?”

Rielaborazione di Gigi Avanti da “ IL BOLLETTINO SALESIANO.”

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