Archivi del mese: gennaio 2019

TANTO PER CONDIVIDERE…

ESSERE SPOSO   (Foligno 12 gennaio 2019)

“Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito  infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto.

E voi mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell’acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi comparire la sua Chiesa tutta gloriosa senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.

Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria

moglie ama se stesso. Nessuno mai infatti ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura,

 come fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo Corpo. Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa, Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito”. (Ef. 5,21– 33)

 

 Etimologia di “sposo”: dal participio passato latino “spondére” che significa promettere formalmente, religiosamente, far voto, giurare, essere responsabile della promessa fatta.

Tutto questo è presente nella promessa di matrimonio sacramentale.

Dialettica tra “essere” e “avere”: (desiderio di avere….bisogno di essere): riferimento ai primi sposi della storia, Adamo ed Eva. Cedere al desiderio di avere ostacola l’accesso al bisogno di essere “frutto bello a vedersi”. Lo sposo sia frutto “gradevole e bello alla vista” per la sua sposa. L’immagine del frutto da non cogliere (“non comportatevi male se no morirete”) e di tutti gli altri frutti da poter cogliere (“fate tutto il bene possibile”) ci porta a concludere che l’equilibrio di coppia sta proprio in questo: a non operare scelte individuali in contesto di relazione, a non prevaricare sul propria partner, a non essere succubi acriticamente della propria partner. La ingannevole tentazione di Satana fa saltare questo equilibrio relazionale delle origini. I nostri progenitori vollero, cedendo clamorosamente alla tentazione, cercare di fare bene anche il male… pensando di essere “originali”!

Mistero grande:  dialettica tra “capire e amare”. La categoria del mistero offre la possibilità di non correre il rischio, umanamente comprensibile, di voler capire come via propedeutica all’amare.

Le espressioni in uso “non ti capisco” ed altre, ci inducono ad asserire, paradossalmente, che chi ama arriva sempre a capire qualcosa della propria partner (ed anche viceversa), ma chi vuole capire prima di decidersi ad amare si avvia su un percorso tortuoso e forse senza fine.

Lo stesso Dio, paradossalmente parlando, non riesce a capire come mai la sua creatura, creata a propria immagine e somiglianza così intelligente e buona, se ne esca con comportamenti né intelligenti né buoni (peccati)… purtuttavia ci ama e ci perdona.

I frutti dello spirito sono comandamento di vita: i frutti delle piante sono il comportamento visibile della vitalità relazionale delle piante, così come il comportamento visibile dello sposo (e viceversa) fatto di “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza dominio di sé”, dovrebbe caratterizzare la relazione affettiva dello sposo con la sua sposa (e viceversa).

I cinque pilastri: “Cercate prima di tutto il Regno di Dio, il resto vi verrà dato in aggiunta”, “Senza di me non potete fare nulla”, Imparate da me che sono mite e umile di cuore”, “Nessuno può venire a me se il Padre mio non lo attira”, “Ogni cosa che chiederete al Padre mio in nome mio, Egli ve la darà”

(Gigi Avanti: http://www.gigiavanti.com)

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Gianfranca Antolini – Gigi Avanti, SIAMO TROPPO DIVERSI (e. p.)

Costanza Miriano, SPOSATI E SII SOTTOMESSA (Sonzogno)

Costanza Miriano, SPOSALA E MUORI PER LEI (Sonzogno)

http://www.gigiavanti.com

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PER TUTTI…

DIRE, FARE, ESSERE…PAROLA, CARNE, PANE!

 

Messe in ordine così, queste parole possono sembrare non avere senso. Invece, a ben considerare, esse nascondono quella che si potrebbe definire una sorta di strategia educativa intesa in senso lato.

Succede spesso, infatti, di incontrare “educatori” alle prese con problemi inerenti l’educazione di “educanti”.

Molto si è scritto e molti lo hanno fatto in modo egregio e convincente. Questa riflessione non aggiungerà nulla di nuovo, ma potrebbe aprire un nuovo scenario proprio sull’approccio educativo in generale.

Un nuovo approccio educativo proprio a partire da quella che si potrebbe definire, con tutte la cautele del caso, la “strategia educativa di Dio” nei confronti dell’umanità.

“In molti modi e molte volte Dio ha parlato per mezzo dei profeti” è scritto nei testi sacri. E questa si potrebbe chiamare la fase del “dire”, della “parola”, dell’insegnamento, per così, dire orale.

“Quando venne la pienezza dei tempi, la Parola si fece carne”, è ugualmente scritto nei sacri testi. E questa si potrebbe chiamare la fase del “fare”, della “carne” dell’esempio da dare.

Infine rimane “l’essere”, inteso come sintesi del dire e del fare. E questa si potrebbe chiamare la fase del pane… dell’Eucaristia.

Già da questi scarni cenni potrebbero derivare alcune interessanti conclusioni di carattere pedagogico o andragogico (educazione dell’adulto).

“Parola”, “Carne”, “Pane” diventano, a questo punto una sorta di approccio e di strategia educativa in senso lato, applicabile anche nel qui ed ora, ovunque vi sia una “relazione educativa”.

Magari non abbondando troppo di parole nella fase prima della vita dell’essere umano, quando il pensiero del bambino è ancora improntato al gioco e alla fantasia. Anche perché in questa prima fase, il bambino impara per “via imitativa”, impara cioè maggiormente o più facilmente per quello che vede fare dagli educatori che non per quello che dicono. E questa sarebbe la fase del “dare esempi” di coerenza, di “incarnazione del dire”. Senza farlo pesare troppo però, non abbondando in spiegazioni, sermoni o didascalie del proprio agire educativo talvolta manipolatorie della sua ancor fragile libertà.

Per arrivare poi, senza affanni o sensi di colpa, alla fase dell’essere, del “pane” silenzioso e nutriente… come è quello del eucaristico, sperimentabile in un’ora di adorazione.

Azzardato fin che si vuole tale accostamento tra la strategia educativa di Dio nei confronti dell’umanità e la strategia educativa tra umani, ma rilassante per tante persone in affanno o accanimento pedagogico.

Da notare che la successione cronologica di “dire, fare, essere” (parola, carne, pane) non va presa in senso rigido, bensì in senso molto elastico in ragione delle varie situazioni nelle quali l’educatore si trova a vivere.

Senza mai dimenticare la massima di don Bosco che diceva e scriveva. “L’educazione è cosa del cuore”.

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 www.gigiavanti.com

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AVVISO

Mi viene comunicato che sul mio blog è apparsa una pubblicità sconcia. Chiedo scusa a nome del “fenomeno” capace di tale vigliaccata!

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FEDE E SCIENZA A BRACCETTO

don maurizio mirilli

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SILENZIO … per favore

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