Archivi del mese: settembre 2011

LA TIGRE (a proposito di “sessualità” e dell’atteggiamento “adulto” da tenere in proposito)

C’era una volta una tigre. L’avevano catturata e messa in gabbia. Un guardiano ebbe l’incarico di nutrirla e sorvegliarla. Il guardiano voleva farsela amica e le faceva bei discorsi avvicinandosi alla gabbia. Ma la tigre lo osservava ostilmente coi suoi verdi occhi ardenti. Seguiva ogni movimento del guardiano, pronta a balzare. Allora il guardiano ebbe paura e pregò Dio di ammansire la tigre. Una sera – il guardiano era già andato a dormire – una bambina si avvicinò troppo alle sbarre della gabbia. La tigre la raggiunse coi suoi artigli. Un colpo, un grido. Quando arrivò il guardiano, non trovò che un corpo dilaniato e sangue. Così il guardiano seppe che Dio non aveva ammansito la tigre e la sua paura crebbe. Egli spinse allora la tigre in una tana oscura in cui non arrivava nessuno. Ma ora la tigre ruggiva giorno e notte. Il suo ruggito non lasciava più riposo al guardiano. Gli ricordava la sua colpa. In sogno vedeva sempre la bambina dilaniata. Nella sua angoscia levò un grido. Pregò Dio che facesse morire la tigre. Dio rispose. Ma la sua risposta fu diversa da quella che il guardiano si sarebbe aspettato. Dio disse: “”Fa’ entrare la tigre nella tua casa, nella tua abitazione, nella tua stanza più bella!” Il guardiano non aveva più paura della morte, ormai. Avrebbe anzi preferito morire piuttosto che continuare a sentire i ruggiti della tigre. Quindi obbedì. Aprì la porta alla tigre e pregò: “Sia fatta la tua volontà”. La tigre entrò e rimase tranquilla. A lungo si guardarono negli occhi. Quando la tigre si avvide che il guardiano non aveva paura e la sua respirazione era regolare, gli si sdraiò ai piedi. Cominciò così. Ma di notte la tigre ruggì di nuovo, e il guardiano ebbe paura. Dovette aprirle di nuovo la porta, farle fronte. Di nuovo dovette guardarla negli occhi. Così sempre. Ogni giorno. Mai la poté domare per sempre, ‘una volta per tutte’. Doveva sempre vincerla di nuovo. Ogni giorno la prova di coraggio si ripeteva. Dopo anni la tigre e il guardiano divennero buoni amici. Il guardiano poteva accarezzare la tigre, metterle la mano tra i denti. Ma non doveva abbandonarla con gli occhi. Quando si guardavano, si riconoscevano e sapevano d’essere inseparabili, di aver bisogno uno dell’altro per una vita più completa , e ne erano grati. (fonte sconosciuta)

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CONCENTRAZIONE E COMPASSIONE (per ben ascoltare e aiutare)

Un giovane che aveva gravi problemi si presentò un giorno in un monastero e chiese di parlare con l’abate. “La vita è per me un peso insopportabile”, gli dichiarò. “Quando mi alzo la mattina, mi chiedo perché lo faccio; ogni giorno è una sofferenza; non so più a chi rivolgermi. Ho sentito dire che il buddismo promette la liberazione dal dolore, già qui in questa vita. Ma io non sono capace di lunghi sforzi: non potrei passare anni a meditare o a fare sacrifici. Avrei bisogno di un metodo semplice e immediato, di una via breve: Mi sapete dire se esiste?”
L’abate gli domandò: “Che cosa sai fare?”. “Non so fare niente e non sono nemmeno capace di studiare”. “Ma c’è qualcosa che ti piace fare?” “Soltanto una cosa: giocare a scacchi”.
L’abate ordinò che gli venissero portate una scacchiera e una spada. Poi mandò a chiamare un monaco. “Tu mi hai giurato obbedienza”, gli disse. “Ora devi mantenere il tuo voto. Giocherai una partita a scacchi con questo giovane. Ma, bada bene: se perderai, ti taglierò la testa con questa spada. Se invece sarà lui a perdere, taglierò la sua testa. Vi prometto, comunque, che chi morirà raggiungerà in quel momento l’illuminazione”.
I due giovani fissarono pallidi l’abate e capirono che non stava scherzando. Ma non se la sentirono di tirarsi in dietro: erano infatti lì per quel motivo: per raggiungere l’illuminazione e, con essa, la liberazione da ogni sofferenza. E sapevano di dover rischiare ogni cosa, anche la vita. Così acconsentirono e incominciarono a giocare.
Entrambi si concentrarono come non avevano mai fatto: le loro gocce di sudore cadevano sulla scacchiera, che ormai rappresentava tutta loro vita, tutto il loro mondo. Vincere o morire: non c’era una terza possibilità.
L’abate li osservava impassibile, con la spada in mano.
Il giovane si trovò dapprima in svantaggio, ma poi il monaco fece una mossa sbagliata, che in breve lo mise in difficoltà. “La vittoria non può più sfuggirmi” pensò il giovane. E si mise a guardare l’avversario. Vide che aveva solo qualche anni più di lui, notò l’espressione seria e capì che doveva aver trascorso anni in quel monastero, sottoponendosi a prove e sacrifici. Certo, anche l’altro sentiva la sofferenza della vita e voleva liberarsene; e si era, per questo, impegnato con tutte le sue forze. Che differenza c’era fra loro? Nessuna; solo che lui, il monaco, si era impegnato di più. Ma ora stava perdendo a quel gioco, e sarebbe morto.
Il giovane, a questo punto, provò una grande compassione per il suo avversario e non desiderò più vincere. Compì una serie di errori deliberati, finchè fu vicino alla sconfitta definitiva, allo scacco matto.
A quel punto l’abate si alzò, sollevò in alto la spada e l’abbattè….non sul collo del giovane, ma sulla scacchiera, che andò in frantumi.
“Non c’è né vinto, né vincitore”, dichiarò. “E quindi non taglierò la testa di nessuno”. Poi, rivolto al giovane, aggiunse:”Due sole cose sono necessarie: la concentrazione e la compassione. Tu oggi le hai esperimentate entrambe. Eri completamente concentrato nel gioco e, in quella concentrazione hai potuto sentire compassione per il tuo avversario. Questa è la via che cerchi”.

(fonte sconosciuta)

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Aforismi

“La persona che parte non è mai la stessa persona che torna”.
“Non è importante il cosa si sta vivendo, ma il come lo si sceglie di
vivere”.
(Raffaella Mamotti)

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Seminare..

“Seminare…seminare…con il gusto della semina,
indipendente da chi e quando penserà al raccolto”.
(Geppy Sferra)

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Fraternità

Un giorno camminando in montagna ho visto da lontano una bestia.
Avvicinandomi mi sono accorto che era un uomo.
Giungendo di fronte a lui ho visto che era mio fratello.

(Dai Chassidim)

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Aforismi anonimi

l tuo essere è formato da due parti: una pensa di conoscere se stessa, l’altra pensa che gli altri la conoscano.(anonimo)

La scienza e la religione si trovano d’accordo su tutto, ma la scienza e la fede sono in disaccordo totale.(anonimo)

Il migliore fra gli uomini è colui che arrossisce quando lo lodi e rimane in silenzio quando lo diffami (anonimo).

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Aforisma

Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, essa mi ha dato il frutto della felicità. (anonimo)

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IO SONO (per uscire dalla nostalgia per il passato e dall’ansia per il futuro)

Mi rammaricavo
del mio passato
e temevo il mio futuro
quando, improvvisamente
il mio Signore parlò:
Il mio nome è IO SONO.
Fece una pausa. Io attesi.
Poi continuò:
Se tu vivi del passato
con i suoi errori
e i suoi dispiaceri
vivi nel dolore.
Io non sono nel passato.
Il mio nome non è IO ERO
Se tu vivi del futuro,
con i suoi problemi
e le sue paure,
vivi nel dolore.
Il non sono nel futuro.
Il mio nome non è IO SARO’.
Se tu vivi questo momento,
vivi nella pace.
Io sono nel presente.
Il mio nome è IO SONO

(Helen Mallicoat)

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Perchè l’oro brilla..

Tanto tempo fa c’erano due tipi di metalli che erano sposati. erano il bronzo che era bello e lucente e il ferro che era resistente. I due si volevano molto bene e volevano avere un bambino. Dopo un anno questo bambino arrivò ed era diverso dai genitori, perché aveva preso dal papà che era il ferro la resistenza e dalla mamma aveva preso la brillantezza. I genitori lo chiamarono oro, e fin da allora l’oro è molto prezioso.
(Matteo 1996 – Foligno)

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TU… RAGAZZO… (invito significativo di una ragazza ad un ragazzo circa il rapporto “affettivo”… gestuale)

Tu, ragazzo, mi dici
che bisogna pure divertirsi,
godere ed essere contenti.
Ma l’amore non è un gioco,
io non sono il tuo giocattolo
e neanche tu lo sei per me.
E se credo che il piacere
non è un frutto proibito,
so pure che il frutto deve essere maturo
prima di essere colto,
e che non bisogna rubare
nel frutteto altrui,
anche se l’amico complice
mi ci introduce di notte.
Tu mi dici, così si dice,
che bisogna provare tutto,
che l’amore si impara
e che bisogna allenarsi…
Ma non è vero che le ragazze
sono scarpe per i tuoi piedi,
che tu puoi provare
una dopo l’altra,
ridendo, prima di trovare
la linea che ti piace
e la misura giusta.
E il mio corpo, ragazzo,
non è una bianca tastiera di pianoforte
sulla quale puoi esercitarti
a percorrerne le scale…
per suonare poi con un’altra
il concerto della tua vita!

(“Parlami d’amore” di M. QUOIST)

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