Archivi categoria: Aforismi, storielle e poesie

Una serie di scritti, suggestioni, aforismi ed emozioni raccolti nel corso del tempo

REGALINO PER SAN VALENTINO…

                    (L’amore non muore mai di morte naturale)

           LA STORIELLA DEL TANDEM ARANCIONE

   Viveva molto tempo fa in un sobborgo lontano, un anziano biciclettaio. Dalle sue mani uscivano le più belle biciclette che mai fossero state viste sulla faccia della terra. Ne costruiva di tutte le grandezze e di tutte le forme, colorandole così belle da lasciare estasiati grandi e bambini.

   La gente veniva da tutte le parti del mondo per ammirarle ed acquistarle. I bambini del sobborgo rimanevano ore ed ore con la bocca aperta, fuori dalla porta del suo laboratorio, ad osservare stupiti la magia del suo lavoro.

   L’anziano biciclettaio era di poche parole, ma rispondeva volentieri alla curiosità dei bambini; anzi, di tanto in tanto, li invitava ad aiutarlo, ricompensandoli poi con una bella gita in bicicletta. Non c’era bambino in quel sobborgo che non sapesse andare in bicicletta.

   La specialità dell’anziano biciclettaio consisteva però nella costruzione del tandem, quella caratteristica e curiosa bicicletta a due selle. Nel sobborgo correva voce che la costruisse addirittura con maggior cura rispetto alle biciclette semplici.

   Di tandem ne costruiva tantissimi ed aveva una strana e misteriosa abitudine, quella di regalarli a tutti quegli innamorati che gliene avessero fatto richiesta. Questa storia del regalo richiamava in quel sobborgo gli  innamorati di tutto il mondo.

   Ad essi l’anziano biciclettaio chiedeva in cambio soltanto due promesse: quella di non montare mai sul tandem uno per volta e quella di farlo riconsegnare a lui una volta che entrambi fossero morti.

   Questa seconda promessa aveva il potere di oscurare per un attimo l’incantesimo di quel momento, ma soltanto per un attimo, perché subito lo sguardo sorridente e penetrante del biciclettaio bastava a rasserenare gli innamorati.

   In quel sobborgo, un giorno all’ anno, si faceva una grande festa. Veniva chiamata la festa del tandem arancione.

   In un tiepido giorno di primavera, quando il tramonto accompagnava le ombre della sera ad invitare la notte, l’anziano biciclettaio offriva a tutti lo spettacolo del tandem arancione.

   Bastava che egli poggiasse a terra il tandem che questo sfrecciava da solo per tutte le strade e i viottoli del sobborgo.

   Nessuno pedalava sul tandem arancione, purtuttavia esso viaggiava in perfetto equilibrio, sterzava a destra e a sinistra, accelerava e rallentava, talvolta si fermava e di tanto in tanto si udiva  perfino scampanellare.

   Si potevano osservare i pedali muoversi in perfetta sincronia ed i riflessi colorati dei raggi delle ruote in movimento sembrava scrivessero messaggi  nella fantasia della gente.

   Terminata la festa, l’anziano biciclettaio riponeva il tandem in un luogo segreto della sua abitazione da dove l’avrebbe prelevato l’anno successivo.

   Tanti avevano provato a carpire il segreto del tandem arancione che si muoveva da solo… ma senza mai riuscirvi.

   Un altro segreto era custodito nel cuore dell’anziano biciclettaio, quello delle tre soffitte: in una di queste custodiva tutti quei tandem che venivano restituiti a lui dai parenti degli innamorati e dei coniugi morti; in un’altra soffitta, meno spaziosa, riponeva invece tutti quei tandem  riportati indietro mestamente da entrambi gli innamorati o da uno dei due; mentre nella terza soffitta raccoglieva tutti quei tandem che egli stesso  una volta all’ anno andava a recuperare, si diceva con le lacrime agli occhi,  abbandonati sulle strade del mondo.

   Nessuno aveva mai capito la ragione di quella raccolta, ma quel che maggiormente stupiva era il fatto che nessun tandem risultava guasto, né rotto, né malconcio.

   Tutti erano come nuovi e purtuttavia l’anziano biciclettaio, si diceva, trascorreva gran parte della notte a spolverare ed a tenere lucenti tutti i tandem custoditi nelle tre soffitte e si racconta che ognuno di questi, a turno, gli narrasse la propria storia d’amore.

                                                                                                                         (Gigi Avanti 1991)

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, storielle e poesie

Che dire?

 Furono donati gli occhi ad un cieco, pretese anche le sopracciglia.

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, storielle e poesie

PERLE FAVOLOSE…

  LA FIABA DEL CRISTALLO

(di Silvia Benedetti, psicoterapeuta)

 

C’era una volta una famiglia di Cristalli di Rocca perfetti, lisci, levigati, trasparenti. La specialità di ognuno di loro era lasciarsi attraversare dalla luce che ricevevano dall’alto. Avevano una risposta appropriata per ogni tipo di luce: erano perfettamente adattati, ben educati, attenti a non deludere le aspettative. La luce era forte: rifulgevano splendenti come il sole; la luce era debole: la luce era pacata, rispettosa.

Davano in misura di ciò che ricevevano.

Erano ammirati e invidiati da tutti i sassi del reame, con i quali tra l’altro, erano molto attenti a non confondersi.

Questo lo avevano imparato molto presto fin da bambini. Ogni mamma Cristallo infatti raccomandava vivamente di non giocare con i sassi perché questi ultimi avevano un caratteraccio: erano duri e attaccabrighe e se si arrivava allo scontro diretto non avevano niente da perdere… al massimo ne sarebbero usciti un po’ ammaccati, ma tutto lì.

Per i cristalli invece questo rappresentava un vero pericolo: scontrandosi con i sassi rischiavano di perdere la loro levigatura, di diventare imperfetti e brozzoluti, finendo di perdere quella limpidezza che li rendeva così ammirati e splendenti. Ogni buon cristallo era consapevole di ciò per questo se ne viveva tranquillo intrattenendosi  solo con i suoi simili dalle maniere delicate facendo bella mostra d sé.

Ma i guai si sa, possono capitare anche nelle migliori famiglie…

Un giorno, nella dinastia dei Cristalli venne alla luce uno strano Cristallino… Era piccolo e duro… Non era levigato e perfetto come i suoi consanguinei… In più aveva un carattere veramente ribelle.

Non voleva saperne di starsene lì in bella mostra sotto la luce… aveva voglia di giocare, di conoscere il mondo. Era la disperazione dei genitori. Ben presto cominciarono a dirgli: “Sei cattivo e hai il cuore duro” e cercavano in tutti i modi di tenerlo chiuso… ma non era impresa semplice: il Cristallino era una vera peste!!!

Come se non bastasse il Cristallino aveva una vera predilezione per tutti i sassi del reame… più erano malandati, scheggiati, imperfetti (roba da nauseare qualunque buon cristallo) più ai suoi occhi apparivano originali, affascinanti, colorati…

I vecchi saggi Cristalli non facevano altro che ammonirlo dall’alto della loro esperienza: “Ti farai male a forza di essere così ribelle, ti ferirai, ti scheggerai… Ricordati che se anche se sei duro, sei fragile! Adattati alle regole del buon cristallo… A forza di fare di testa tua ti farai male, perderai delle parti di te”.

Ma il Cristallino più cocciuto che mai  continuò imperterrito. E così cominciò a farsi male davvero… Certe volte i sassi avevano veramente il cuore di pietra… E le sassoline poi! Il Cristallino…. Che pene d’amore! Quante lacrime, delusioni, pezzetti di cuore lasciati qua e là… E ogni volta tornava a casa più malconcio…

I suoi simili proprio non riuscivano a capirlo. Del resto da subito era sembrato un po’ strano, più duro degli altri… finché cominciarono a diagnosticargli strane malattie. Ormai era così diverso da tutti gli altri cristalli, loro così lisci e levigati, lui così spigoloso, scheggiato e ferito si sentiva solo e incapace… del resto se si era comportato in quel modo se l’era proprio voluta!!!

Finché un giorno successo uno strano fatto: mentre si aggirava pensoso tra i suoi simili un raggio di sole lo colpì proprio in pieno lì dov’è il cuore e un arcobaleno di colori prese vita da quel Cristallo malconcio…

Ogni ferita dava origine a un colore diverso…

Non era più la luce trasparente che lo attraversava, ma a contatto con il suo cuore la vita si rivelava in tutti i suoi colori.

Per ogni pezzetto di sé che aveva perso nei tanti scontri e nelle delusioni, ora la  luce gli regalava un colore diverso.

 

Viola, come la sofferenza, la tristezza, la paura, il bisogno di chiedersi “perché?”.

Indaco, come l’indecisione, come il non sapere cosa fare.

Blu, come il cielo di notte, come il meditare, come la solitudine.

Verde, come l’erba dei prati che cresce senza che nessuno la coltivi, come le speranze di ricevere gratis.

Giallo, come i campi grano, come il poter raccogliere l’emozione dell’attimo che fugge.

Arancio, come l’ottimismo, come il saper dire “ce la farò”.

Rosso, come la passione, il fuoco che ti scalda, l’amore che tutto dona.

 

Allora il Cristallino s’illuminò e in un attimo comprese che la luce che dà la vita lo aveva amato in modo particolare. Lo aveva fatto nascere tra i cristalli perché essi potessero comprendere che “lasciarsi attraversare” dalla luce è non rischiare niente e non essere liberi, è non vivere: “Per quello che ricevo io dò”.

La vita è un’altra cosa: è scheggiarsi, incontrarsi, ferirsi, rischiare se stessi amando, entrando nel buio di un altro perché la luce poi riveli la vita in te..

Per questo la luce lo aveva amato… Il Cristallino si guardò e si sentì “nuovo”…

Non era più un Cristallo di Rocca: era diventato un meraviglioso Brillante.

 

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, storielle e poesie

A MENTE LIBERA

ELUCUBRAZIONI SOAVI

 Talvolta mi trovo a riflettere su frasi o espressioni del vangelo. Capita per caso, mentre sono in luoghi dove è difficoltoso fermarsi per annotarle.

E’ il caso dell’invito di Gesù: “Siate perfetti (santi)” messa a confronto con l’esortazione spirituale a “diventare santi”.

Essere o diventare… questo è il problema… la cui soluzione è “essere”. Mi spiego.

L’espressione “diventare santi” induce a considerare la santità come una sorta di traguardo da raggiungere o di carriera da scalare grado a grado… e potrebbe essere anche così.

L’espressione “essere santi” da invece l’idea che la santità sia un modo di essere più che un traguardo da raggiungere… così che si possa essere santi, paradossalmente parlando, senza diventarlo.

Un po’ come il magico paradosso di Sant’Agostino: “Non mi cercheresti, se non mi avessi già trovato”.

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, storielle e poesie

PAURA O DESIDERIO… questo è la realtà!

IL MAGO DELLE PAURE

C’era una volta, una volta sola, in uno dei paesi del nostro mondo, un uomo che tutti chiamavano il Mago delle Paure. Bisogna sapere, prima di proseguire, che tutte le donne, tutti gli uomini e tutti i bambini di questo paese erano tormentati da innumerevoli paure. Paure molto antiche, uscite dal fondo dell’umanità, quando gli uomini non conoscevano ancora il sorriso, l’abbandono, la fiducia e l’amore. Paure più recenti, uscite dall’infanzia di ciascuno, quando l’incomprensibile della realtà va a urtare contro l’innocenza di uno sguardo, lo stupore di una parola, la meraviglia di un gesto o l’esaurirsi di un sorriso. Comunque di certo, ognuno, non appena sentiva parlare del Mago delle Paure, non esitava ad intraprendere un lungo viaggio per incontrarlo, sperando così di far sparire e sopprimere le paure che portava nel suo corpo e nella sua testa. Nessuno sapeva come si svolgesse l’incontro. In  quelli che tornavano dal viaggio, c’era molto pudore nel condividere quello che avevano vissuto. Un giorno un bambino rivelò il segreto del Mago delle Paure. Quello che disse parve così semplice, così incredibilmente semplice, che nessuno gli credette. “E’ venuto verso di me”, raccontò, “ha preso le mie mani nelle sue e mi ha sussurrato: “Dietro ogni paura c’è un desiderio”. C’è sempre  un desiderio sotto ogni paura, per quanto piccola o terrificante essa sia! C’è sempre un desiderio, sappilo”. Aveva  la bocca vicinissima al mio orecchio e sapeva di pan pepato”. Confermò il bambino, il che fece sorridere quelli che ascoltavano. “Mi ha anche detto: “Passiamo la vita a nascondere i nostri desideri ed è per questo che ci sono tante paure nel mondo. Il mio lavoro, e il mio solo segreto, è di permettere a ciascuno di osar ritrovare, do osar ascoltare e di osar rispettare il desiderio che c’è sotto ognuna delle sue paure”. “Allora ognuno tra noi può diventare un Mago delle Paure”. Certo, è possibile, se ognuno si impegna a scoprire il desiderio che ha in sé, coperto da ciascuna della sue paure! Sì, ognuno di noi può scoprire, dire o proporre i propri desideri, alla sola condizione, però, di accettare che non siano sempre esauditi… Ciascuno deve imparare la differenza tra un desiderio e la sua realizzazione. (Da PARLARE, CAPIRE, COMUNICARE di Jacques Salomè – LDC) 

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, storielle e poesie

E CHIAMALE, SE VUOI, EMOZIONI…

A PROPOSITO DI EMOZIONI…

 “Sono talmente abituato ad essere teso che quando sono calmo mi sento nervoso”.

      “Non puoi impedire agli uccelli della tristezza di volteggiare

      sul tuo capo, ma puoi impedire loro di farsi il nido tra i tuoi capelli”.

     “Non puoi arrestare le onde, ma puoi imparare a cavalcarle”.

     “La tempesta può disperderei fiori, ma non può distruggere i semi”.

 

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, storielle e poesie

MA GUARDA UN PO’…

        SPORCO E PULITO… ma come è possibile?

La storia che ci racconta uno dei nostri rabbini vale più di una  teoria: “Due uomini cadono dentro un camino Uno ne esce fuori con la faccia sporca di fuliggine, l’altro pulito. Chi dei due va a lavarsi?” “Quello che ha la faccia sporca”, risponde l’interlocutore. “Sbagliato, – dice allora il rabbino – si lava quello che ha la faccia pulita. Vedendo il suo compagno sporco davanti a lui si dice: dal momento che lui è sporco, devo esserlo anch’io, dunque ho bisogno di andare a lavarmi. Mentre quello che è sporco, vedendo il suo compagno pulito, si dice: dal momento che lui è pulito devo esserlo anch’io. Dunque non ho bisogno di andare a lavarmi”. Ma poi il rabbino continua: “Due uomini cadono dentro il camino. Uno ne esce fuori con la faccia sporca di fuliggine, l’altro pulito. Chi dei due va a lavarsi”? “Quello con la faccia pulita”, risponde con entusiasmo il discepolo. “Sbagliato. Quello con la faccia sporca. Vedendo le sue mani coperte di fuliggine, si dice: sono sporco. Devo andare a lavarmi. Mentre quello con il viso pulito, vedendo che ha le mani pulite si dice: dal momento che non sono sporco non ho bisogno di lavarmi”… “Ho ancora una domanda da farti, – conclude il rabbino – due uomini cadono dentro un camino. Uno ne esce fuori con la faccia sporca di fuliggine, l’altro pulito. Chi dei due va a lavarsi?” “Sia quello sporco, sia quello pulito”, esclama trionfante il discepolo. “Sbagliato, – dice ancora il rabbino -. Se due uomini cadono in un camino è impossibile che solo uno dei due sia sporco. Devono per forza essere sporchi tutti e due! Quando un problema è mal posto, tutte le soluzioni sono false”.                                                                                                                

QUANDO DUE PERSONE CADONO DENTRO IL CAMINO DELLA VIOLENZA,  CHE SI TRATTI DI EBREI O MUSULMANI, CRISTIANI, INDUISTI O BUDDISTI, SONO ENTRAMBE SPORCHE. MA QUANDO DUE PERSONE SI IMMERGONO NELL’ UMILTÀ SONO ENTRAMBE PULITE, QUALI CHE SIANO LE LORO CONVINZIONI.

Tratto da: IL RE, IL SAGGIO E IL BUFFONE di Shafique Keshavjee (Einaudi 1998)

Lascia un commento

Archiviato in Aforismi, storielle e poesie