IN DORMIVEGLIA…in strana, curiosa e inaspettata compagnia

                            IN DORMIVEGLIA… IN STRANA, CURIOSA E INASPETTATA  COMPAGNIA

 “Ma come ti è saltato in mente, tu che sei l’Essere (e quindi in Te tutto esiste già), di dar corpo al Divenire, tu che sei l’Eterno (e quindi tutto esiste in Te da sempre), di creare il Tempo? Se è risaputo che anche tutte le nostre anime erano già nella tua mente (“in mente Dei”), nel grembo dell’Essere, come mai non le hai lasciate comodamente lì dentro senza fargli correre rischi lasciandole andare in libera uscita?”. 

   Mi è sempre piaciuto correre rischi sapendo, fin dall’inizio, che in ogni modo mi sarebbe andata bene. Bella domanda, comunque, la tua.

   Ma ti avverto subito che non capirai molto la mia risposta perchè quello che tu e voi creature mie chiamate “mistero”, per Me è l’habitat naturale dell’Essere, della Gioia dell’Essere…

   Senza dire poi che  voi avete anche il grosso problema del limite del vostro pensare, del vostro linguaggio, limite dovuto allo spazio – tempo… Io sono illimitato, infinito. Come può  immaginare l’infinito ciò che è finito?

   Come avrei potuto godere  da solo di questa Gioia piena, illimitata, infinita dell’Essere? Come potevo tenermela tutta e solo per Me?

  Mi accorsi che trasbordava spontaneamente da Me ed allora Intuii che la orientassi e  ne dovessi far dono a qualcuno (essere gioia comprende dover farsi gioia)  e perché si realizzasse in concreto questa “intuizione” mi occorreva “tempo”.

   Così lo creai… e non chiedermi come perché questo attiene al mistero del mio Essere, di cui sono gelosissimo.

   Il tempo, il divenire è contenuto già nell’essere, così come in un seme è già contenuta la pianta o così come in una intuizione (In principio era il Verbo) è già contenuta la sua graduale realizzazione (E il Verbo si fece Carne).

   Per dare luogo, quindi, a questa realizzazione della mia divina intuizione mi serviva proprio del tempo e così diedi inizio al tempo ed allo spazio, e quindi alla materia… compresi tutti gli effetti collaterali connessi. Il momento nativo di tutto ciò è quello che voi chiamate big bang.

   Io non ho inizio e fine, il tempo invece ha un inizio e una fine. Infatti Gesù, che è l’Eterno nel Tempo, che è la versione temporale dell’eterno  (“Quando venne la pienezza dei tempi”…), è chiamato anche “Alfa e Omega”.

    Quindi Essere, Persona, Spirito, sono un concentrato di Gioia. Come avrei potuto tenerla tutta per Me? La Gioia dell’Essere è per natura sua espansiva, è incontenibile, alla medesima maniera della luce del sole.

   A proposito di gioia, mi viene da pensare tra Me e Me (per farti sbirciare come vanno le cose in Casa Trinità)  e chiederti cosa ne dici di questo ragionamento semplice semplice: Se io Padre gioisco nel riconoscere mio Figlio e allo stesso modo mio Figlio gioisce nel riconoscere me Padre, cosa ci accomuna se non la Gioia? Ecco lo Spirito Santo, quindi… ecco perché 1 + 1 fa TRE… con un gioco di parole, ecco perché Trinità e Eternità sono parole somigliantissime… direi intercambiabili.

   L’Eterno postula il Tempo, anzi è paradossalmente proprio il tempo a fondare  l’eternità (il tempo è una eternità in funzione) così come è la funzione a creare l’organo (leggo sui vostri libri di medicina) o è l’educazione a fondare la famiglia o così come è l’intuizione della funzione (bisogno) del sedersi a generare la sedia (operari sequitur esse… ed anche viceversa…in un certo senso).

   Mi piacque talmente tanto questa intuizione così come  all’intuizione piacque talmente tanto quello che avevo intuito… che si generò lo Spirito Santo.  Egli è la reciprocità consapevole di Due Gioie incontenibili come accennavo poc’anzi.  

   Ma per realizzare questa intuizione, ripeto, occorreva una cosa che non c’era ancora, e cioè il tempo, o meglio, qualcosa che già c’era, ma ancora sonnecchiante in me ed allora lo svegliai.

    Mi sembrava, infatti, che mancasse qualcosa e qualcuno in questa mia ricca solitudine d’eternità divina… qualcosa per cui riuscire a condividere ogni angolo del mio essere, ogni sfumatura della mia gioia, a farne parte a qualcuno.

   E così fu che dall’essere, dalla gioia dell’essere, sgorgò il divenire. Fu così che l‘eterno totale e integrale cominciò a parcellizzarsi, a disintegrarsi, a dipanarsi in quello che voi chiamate tempo.

   Ed è anche così  che decisi di trarre da Me qualcosa che mi assomigliasse moltissimo, qualcuno più che qualcosa… Ed ecco la mia creazione prediletta, l’essere umano e in questo il Figlio dell’Uomo, il mio preferito

   Essere e divenire, eternità e tempo, spirito e materia… costituiscono la mia danza divina, sono l’armonia le cui armoniose sonorità risuonano oltre Me.  

   Fu proprio così che dal grembo dell’eterno nacque Il tempo,  una sorta di  eternità diluita, Il seme dell’essere sbocciato in un divenire cosmico, l’intuizione originaria (il Verbo…) diluita nel tempo (il Verbo che si fa carne…), un Increato che si fa creato, che crea un’altra versione di se stesso compatibile con il tempo – spazio.    

   Era giocoforza che avvenisse così. Ed avevo anche messo in conto che il “divenire” si tirasse appresso la curiosa ed enigmatica e misteriosa (per voi, ma non per me) dinamica dell’inizio e della fine.

   Io non ho inizio e fine perché sono l’Essere… quindi l’Illimitato, ma il divenire si porta appresso il suo limite, è iscritto nel suo DNA.

   Sta forse nascosto qui il mistero (per voi, ma non per me) del male (una sorta di patologia cronica dell’essere divenuto spazio e tempo) e della morte.

   Potrà sembrarvi un paradosso…  ma non potrebbe essere che il male sia stato originato  proprio dalla bramosia, da parte del “divenire”, di voler “essere?”… in maniera autonoma? Non si può diventare quello che non si è.

   E fu  proprio la prima coppia a voler fare questa bizzarra e “originale” esperienza, qualcosa come voler fare bene il medesimo male. Li avevo anche avvertiti di comportarsi bene e di non comportarsi male (mangiare tutti i frutti degli alberi del bene del mio giardino… tranne il frutto dell’albero del male).

   “Sarete come Lui”… insinuò alla prima coppia creata il mio nemico. Si fossero accontentati del loro “divenire”… di diventare cioè quello che già erano!

   E nel grembo di questo limite del divenire ecco nascere, quindi, il morire… “Tutto ha una fine” sento dire da tante creature mie in tono di autoconsolazione, quando sono alle prese con la realtà del dolore,  del soffrire, del morire.

    Ma alla fine: “Anche la morte sarà vinta e Dio sarà tutto in tutti” puoi leggere sul mio Libro. Alla fine il nastro del divenire verrà riavvolto all’indietro, verrà risucchiato nell’Essere (ritorno a casa, al Padre).

    Il prezzo che ho pagato per questa “spiritosaggine divina” è stato molto alto. Ho provato sulla mia pelle divina tutto il soffrire cosmico che è stato giocoforza farne far parte anche a voi.

   Quanto vi capisco quando vi vedo imbrigliati nella regnatela del dolore! Vi capisco perché l’ho provato io in prima persona, prima di voi, nel Mio Figlio Preferito. Non posso liberarvi dalla sofferenza, ma proteggervi in essa. Non posso liberarvi dal morire ma garantirvi che dalla vita non uscirete morti… ma diversamente vivi. L’ho giurato sulla Mia Parola.

    In Lui e Con Lui ho ricominciato tutto da capo… ma l’ho fatto esclusivamente Per voi. Non vi chiedo di capirmi (voler capire il mistero preclude la possibilità di goderlo… così come intestardirsi nel voler capire perché si è gioiosi congela la gioia nel congelatore della ragione).

    Non posso chiedervi neppure di perdonarmi, paradossalmente parlando, perché non ho fatto niente di male, ho fatto tutto bene e a fin di bene.

   Vi chiedo soltanto, col cuore in mano, di accettare il mistero, di accettare cioè di non riuscire a capire. Qualcuno di voi ha scritto che “Chi non accetta il mistero non è degno di vivere”.

   Abbiate solo un po’ di pazienza perché il vostro futuro è al sicuro… è già nel grembo del mio Essere dove troverete ad aspettarvi anche la Mia Mamma, la vostra Mamma e dove staremo in gioiosa compagnia per sempre.

   E se qualcuno, ancora curioso come sempre, vorrà chiedermi spiegazioni del “perché” abbia ideato e realizzato tutto questo nonostante tutto il carico di dolore e morte che comportava, non si deluda più di tanto se la mia risposta sarà: “E perché no?”.

   Ti abbraccio con tenerezza, figlio mio.

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(Gigi)

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