UNA PARABOLA AL GIORNO TOGLIE IL MALIGNO DI TORNO… figuriamoci tre!

COMMENTO OMILETICO (Domenica 27 luglio 2014: Mt.13, 44-52)

In generale, chi intende far capire certe cose ad altri e desidera non essere frainteso usa lo strumento dei concetti, del ragionamento, della spiegazione. Ma c’è anche un altro strumento, forse più immediato di questo, in grado di far capire certe realtà andando dritto al cuore, ed è lo strumento delle storielle, delle metafore, dei racconti… delle parabole. E’ il caso di Gesù che amava percorrere (e far percorrere) la strada delle parabole per arrivare dritto a far cogliere il cuore di quella realtà che gli stava tanto a cuore, quella del Regno di Dio. Non gradiva venire frainteso, al riguardo, anche perché già tanti si erano autoingannati (o erano stati indotti a farlo) sul suo conto, sulla sua identità… e questo proprio in ragione del troppo ragionare; già tanti erano andati fuori di testa (tra l’altro accusando proprio Lui di essere fuori di testa avendolo sentito uscirsene con certe trovate!) per aver usato solo la testa nel tentativo di voler capire… Per andare invece al cuore delle cose sembra più logico percorrere la strada del cuore (Lumen cordium verrà invocato lo Spirito Santo…). Ed è quello che faceva normalmente Gesù con l’invenzione di parabole fresche e genuine, pertinenti e mirate… Le storielle (e le parabole sono storielle) vanno dritte al cuore… soprattutto se è il cuore semplice di un bambino ancora capace di stupore e non il cuore plastificato di un adulto pieno di “deja vu”, di “questa già la sapevo”, “non dice niente di nuovo”…. Parabole brevi, a volte brevissime come le tre riportate da Matteo, parabole che trascendono la soglia del razionale e i cui segnali vengono “letti” dall’anima dotata, dalla sua entrata nel tempo, di un decoder potentissimo in grado di cogliere i segnali provenienti dall’eterno. La parola “parabola” infatti, nella sua accezione etimologica, significa proprio questo: una storiella, o una immagine, o un fotogramma di vita il cui senso “va oltre” la materialità delle parole usate per raccontarle. Letterariamente parlando suscita subito stupore e ascolto l’incipit di Gesù: “il Regno dei cieli è simile a…”… Un incipit soave che aggancia subito l’ascoltatore, un incipit che non ha nulla di pesante, come avviene invece per certe “prediche”, o sermoni, o accanimenti catechistici… E lo ascoltano tutti, piccoli e grandi, e ognuno godeva nel fondo della sua anima. C’è forse qualcosa da ritoccare nei nostri modi , e magari contenuti, di comunicare non di rado logorroici, pesanti e pieni di segnali percettibili soltanto dalla mente? Recita un proverbio antico: “Le parole servono la mente, i gesti servono il cuore, il silenzio serve l’anima”. Dopo aver ascoltato Gesù è difficile ribattere con i nostri “sì, però…”, “ho capito, ma…”. Quando Gesù parla di Regno di Dio simile a un “tesoro nascosto in un campo” o a una “perla preziosa” o a una rete da “pesca” che acchiappa tutto (il tesoro viene trovato “per caso” da uno che magari neppure lo stava cercando… la perla preziosa invece viene proprio cercata “volutamente… e. a proposito di pesca avverrà una “cernita” di tutto quanto sarà finito, a casaccio, nella rete) è difficile rispondere “Non capisco” oppure “Non mi riguarda”. Quando Gesù parla di Regno di Dio non esprime un’opinione, ma lancia un programma di sequela ben preciso… E’ come se dicesse ad ognuno: ”Visto che ti sei accorto che il mio Regno è la realtà più grande e più preziosa per la quale tu possa vivere, traine le conseguenze”. Ed ecco, dal fondo dell’anima, liberarsi una esplosione di gioia, una esplosione di gioia “simile” a quella di chi dice: “Ho capito tutto!”-

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