NON CI LAMENTIAMO… E NON ANDIAMO “CONTRO” IL MALE!

Dal momento che dalla vita non si esce vivi mi chiedo a cosa possa servire continuare a lamentarsi per tutto quello “che non va”… essendo in un certo senso proprio “la morte” la cosa che in assoluto “non va”.L’inclinazione alla lamentela per tutto quello che a nostro parere non va (in famiglia, nella società, nella chiesa…negli altri soprattutto) è diffusissima e diventa una sorta di malattia contagiosa capace di fagocitare lentamente ma inesorabilmente le cellule sane della gioia di vivere… inducendo taluno a intraprendere una vera e propria crociata “contro” quello che non va, una crociata “contro il male”. Ed è proprio su questo dettaglio che mi vorrei soffermare.Mi chiedo quale possa essere, paradossalmente, la radice profonda di tale atteggiamento di lotta “contro” e trovo una risposta, opinabilissima beninteso, più di carattere spirituale che di carattere psicologico.Non va dimenticato infatti che l’andar “contro” ha avuto il suo momento genetico allorquando Satana si mise in testa per “invidia” (e magari era questo il “male interno” contro il quale andare…) di andare “contro” quello che secondo lui “non andava”, di andare contro Dio…Non fu il Bene ad aggredire il Male, bensì il contrario. Il Bene si accontenta di esistere stabilmente nel suo Essere. Mi chiedo a questo punto (considerati i guai a cui l’umanità è andata incontro seguendo l’esempio “originale” di Satana subito imparato da Adamo ed Eva) cosa sia più conveniente fare quando ci si trova di fronte al male…Ed anche qui trovo una risposta di natura più spirituale che psicologica. Questo approccio spirituale ci mette al riparo dal pericolo di cadere in ingorghi dialettici. E l’approccio spirituale della risposta ci induce a pensare che sia più conveniente ed efficace andare “contro il male” semplicemente facendo il bene (cominciando a smetterla con le sterili lamentele…) piuttosto che sprecare energie ad andargli contro… Come già avevano argutamente scoperto i Padri del deserto ammonendo: “Quando il male non dipende da noi…tacere, pregare, soffrire”. O come ebbe a dire il grande beato Papa Karol: “Lasciate che l’errore si distrugga da solo”. Tale approccio spirituale ci spinge anche oltre fino ad indurci a pensare che sia più onesto, magari, accingerci a “bonificare” quelle sacche di male presenti in incubazione nelle zone oscure della nostra mente, del nostro cuore e della nostra anima…anziché dannarsi l’anima (con la motivazione di volerla salvare…) contro quelle esterne a noi. Ma per fare questo non è sufficiente la buona volontà, essendo essa stessa fiaccata dal cattivo uso “originale” che ci portiamo appresso come eredità…Serve una umiltà di fondo capace di farci chiedere aiuto, aiuto tra l’altro offerto “gratis”… Una “grazia” che non risolverà ancora definitivamente il problema del male, che non farà piazza pulita di peccato e peccatore (non si elimina il male annullando il malfattore…è un vecchio equivoco caro ai rivoluzionari di ogni colore per conto terzi), ma che ci metterà al riparo dal tracotante e frettoloso intendimento di voler estirpare “la zizzania” …nel campo altrui . Tale “inquietudine” che spinge taluni a “combattere contro il male” è essa stessa un male subdolo capace di fiaccare l’anima. Taglia corto sant’Agostino, un intenditore finissimo di psicologia dell’anima, quando afferma abbastanza perentoriamente: “Il nostro cuore sarà inquieto fin tanto che non riposerà in te, mio Dio”. L’alternativa alla “battaglia contro il male” non consiste quindi nell’inerzia o nel menefreghismo e neppure in un vago “non ti curar di loro, ma guarda e passa,,,”, bensì sta nella quotidiana furbizia spirituale del saper attendere i tempi di Dio con speranza certa e sorridente che verranno… Cosa che già fanno le silenziose e i silenziosi “specialisti dell’attesa orante” quali sono i monaci e le claustrali e, in maniera forse più esposta, i consacrati alla causa del Regno di Dio nel celibato, nella verginità, nella coniugalità… C’è un episodio del vangelo nel quale ricorre la parola “riposare” ed è quando Gesù dice ai suoi (tra i quali si era già fatto notare qualcuno “focoso” e deciso a fare piazza pulita del male…) “Venite in disparte e riposatevi un po’”. Ci rimane da concludere che l’alternativa al darsi da fare “contro il male” è una sola: è quella di darsi da fare ad appartarsi con Gesù… Una quiete “temporanea” in attesa di quella “definitiva”… d’accordo, ma pur sempre in bella compagnia. Più aumenteranno le persone in grado di cogliere questo invito più la sacca di male nel mondo rimpicciolirà.

 

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