LA TIGRE (a proposito di “sessualità” e dell’atteggiamento “adulto” da tenere in proposito)

C’era una volta una tigre. L’avevano catturata e messa in gabbia. Un guardiano ebbe l’incarico di nutrirla e sorvegliarla. Il guardiano voleva farsela amica e le faceva bei discorsi avvicinandosi alla gabbia. Ma la tigre lo osservava ostilmente coi suoi verdi occhi ardenti. Seguiva ogni movimento del guardiano, pronta a balzare. Allora il guardiano ebbe paura e pregò Dio di ammansire la tigre. Una sera – il guardiano era già andato a dormire – una bambina si avvicinò troppo alle sbarre della gabbia. La tigre la raggiunse coi suoi artigli. Un colpo, un grido. Quando arrivò il guardiano, non trovò che un corpo dilaniato e sangue. Così il guardiano seppe che Dio non aveva ammansito la tigre e la sua paura crebbe. Egli spinse allora la tigre in una tana oscura in cui non arrivava nessuno. Ma ora la tigre ruggiva giorno e notte. Il suo ruggito non lasciava più riposo al guardiano. Gli ricordava la sua colpa. In sogno vedeva sempre la bambina dilaniata. Nella sua angoscia levò un grido. Pregò Dio che facesse morire la tigre. Dio rispose. Ma la sua risposta fu diversa da quella che il guardiano si sarebbe aspettato. Dio disse: “”Fa’ entrare la tigre nella tua casa, nella tua abitazione, nella tua stanza più bella!” Il guardiano non aveva più paura della morte, ormai. Avrebbe anzi preferito morire piuttosto che continuare a sentire i ruggiti della tigre. Quindi obbedì. Aprì la porta alla tigre e pregò: “Sia fatta la tua volontà”. La tigre entrò e rimase tranquilla. A lungo si guardarono negli occhi. Quando la tigre si avvide che il guardiano non aveva paura e la sua respirazione era regolare, gli si sdraiò ai piedi. Cominciò così. Ma di notte la tigre ruggì di nuovo, e il guardiano ebbe paura. Dovette aprirle di nuovo la porta, farle fronte. Di nuovo dovette guardarla negli occhi. Così sempre. Ogni giorno. Mai la poté domare per sempre, ‘una volta per tutte’. Doveva sempre vincerla di nuovo. Ogni giorno la prova di coraggio si ripeteva. Dopo anni la tigre e il guardiano divennero buoni amici. Il guardiano poteva accarezzare la tigre, metterle la mano tra i denti. Ma non doveva abbandonarla con gli occhi. Quando si guardavano, si riconoscevano e sapevano d’essere inseparabili, di aver bisogno uno dell’altro per una vita più completa , e ne erano grati. (fonte sconosciuta)

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